Fumata nera nel Congresso Usa. I tentativi di trovare un'intesa sulla sicurezza al confine ed evitare così un nuovo shutdown, sono naufragati

Negli Stati Uniti, la data del 5 marzo era stata cerchiata in rosso dai parlamentari. Era, infatti, la data fissata da Donald Trump entro la quale il Congresso avrebbe dovuto trovare una soluzione per i quasi 700.000 Dreamers protetti dal Daca, il programma di Barack Obama per gli immigrati arrivati da bambini senza documenti, cancellato dall'attuale presidente il 5 settembre. La giornata di ieri è però trascorsa nell'indifferenza generale, anche perché la riforma dell'immigrazione è stata scavalcata da una nuova esigenza, quella di agire sul controllo delle armi, altro tema su cui il Paese si divide.

LE MOSSE DI TRUMP
A settembre, Trump ha deciso di mettere fine al Deferred Action for Childhood Arrivals (Daca) perché "incostituzionale", dando sei mesi di tempo al Congresso per trovare una soluzione appropriata per le 689.800 persone interessate dal provvedimento (è l'ultima stima del governo, al 4 settembre 2017) e consentendo entro il 5 ottobre un ultimo rinnovo alle persone con un permesso in scadenza. Tutti i permessi Daca, biennali e rinnovabili per motivi di studio o lavoro, sarebbero scaduti, seguendo i tempi dettati da Trump, entro la fine del settembre 2019. La scorsa settimana, però, la Corte Suprema ha di fatto alleggerito il peso sul Congresso e reso priva di significato la data del 5 marzo, visto che ha deciso di non accettare l'appello presentato dall'amministrazione sulla decisione di un tribunale minore, che ha imposto a Trump di ricominciare ad accettare le richieste di rinnovo per il Daca, in attesa che si concludano le cause contro la decisione del presidente di porre fine al programma.

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