Thomas Jefferson, terzo presidente degli Stati Uniti, aveva un grande amore per l'Italia. Diede il nome di Monticello alla sua tenuta, appena fuori Charlottesville e si presume che già nel 1764 avesse comprato un dizionario italiano-inglese e tre anni dopo ebbe anche la possibilità di leggere l'opera di Palladio 'I quattro libri dell'architettura'. Ma il suo momento probabilmente di maggior italianità si ebbe con l'amicizia che lo legò a Filippo Mazzei, medico, filosofo, saggista, mercante di vino.

Nato a Poggio a Caiano, in provincia di Prato, il 25 dicembre 1730, morì poi a Pisa il 19 marzo 1816. Ma nella sua vita la parentesi americana si trasformò in uno dei momenti più importanti. L'amicizia con Thomas Jefferson durò fino alla morte. Mazzei fu l'ispiratore di Jefferson, vicino di casa e anche socio in affari.

Mazzei partecipò attivamente alla Guerra d'indipendenza americana come agente mediatore nell'acquisto di armi per la Virginia, stato dal quale poi ottenne anche la cittadinanza. Fu inviato in Europa, emissario per cercare prestiti, acquistare armi e anche ottenere informazioni politiche e militari che sarebbero state utili alla nascente nazione americana.

Ma la sua sua figura storica è emersa in tutta la sua importanza alla fine del XX secolo, in occasione del bicentenario della rivoluzione americana, ritenuto dagli storici come uno dei padri della Dichiarazione d'indipendenza americana. E nel 1980, in occasione del 250º anniversario della sua nascita, per onorarlo, le poste statunitensi e quelle italiane fecero anche una emissione congiunta e speciale.

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