Richard Boraks e Paolo Romandia

Può succedere anche in un Paese come il Canada, sempre aperto all'immigrazione, solidale con chi ha bisogno. Una nazione che poi specialmente con le parole del nuovo leader Justin Trudeau ha aperto le braccia ai clandestini autodefinendosi una destinazione che non rimanda indietro nessuno. Ma non è del tutto così, lo sarà anche per tante persone che hanno bisogno, ma se lo si va a chiedere a Paolo Romandia, il discorso è completamente diverso.

Romandia, italiano, trent'anni, in Canada ci era arrivato con grandi speranze, con l'intenzione di trovare una nuova vita, con la voglia di lavorare e stabilirsi lì. Ma in pochi mesi il sogno e le speranze si sono trasformate in un incubo e adesso sta per ripartire, deve tornare in Italia. "Mi piace il Paese - ha dichiarato in una intervista rilasciata a Global News che ha portato alla ribalta il suo caso - volevo stare qui, ma invece sono costretto a tornare indietro".

Prima di andarsene ha però presentato una denuncia a carico della Law Society of Ontario, dopo aver pagato, all'avvocato Richard Boraks, la somma di 10.000 dollari per le pratiche di immigrazione, che invece sono finite in una bolla di sapone. "Mi fidavo di lui" ha aggiunto l'italiano, ma invece si può dire che sia stato totalmente ingannato da chi invece avrebbe dovuto portarlo, in maniera legale come voleva l'emigrante italiano, a ottenere il visto di lavoro e il permesso di restare in Canada. Cosa è successo invece? Romandia ha spiegato che Boraks gli ha fatto credere che sarebbe potuto rimanere in Canada in parte grazie a quello che il legale aveva definito "pilot program", un programma pilota del Governo destinato a quei lavoratori privi di documenti. E per arrivare a ottenere quello che Romandia aveva chiesto, poter restare in Canada, l'avvocato si è fatto pagare e anche tanto per poi dire alla fine che non c'era stato nulla da fare.

Il motivo di questo fallimento? Semplice il programma attraverso il quale doveva rimanere nel Paese nord americano non c'è e non c'è mai stato. Ed è stato lo stesso Governo a spiegare l'inesistenza di questo "pilot program" anche se Boraks, interpellato proprio da Global News ha invece accusato il giornalista autore dell'intervista di non essersi informato sulla questione. Infatti il legale ha aggiunto, affermandolo in maniera categorica, che il suddetto programma pilota era stato portato avanti dall'ex ministro federale dell'immigrazione John McCallum, il 23 dicembre 2016. Ma si tratta davvero di una vicenda assurda ancora di più poi se si pensa che si è giocato con l'esistenza di un uomo, che aveva puntato tutto, e non solo migliaia di dollari, sulla possibilità di costruirsi una nuova vita in Canada.

A confermare che c'era malafede nelle parole dell'avvocato, nel caso che ce ne fosse bisogno, è stata poi la risposta alla richiesta di fornire delle prove sull'esistenza di questo programma: "Non posso darle" sono state le allucinanti parole di Boraks. In mancanza di una evidenza certa, l'avvocato ha invece presentato video e audio di diversi eventi pubblici ai quali avevano preso parte rappresentanti del Governo, federale e provinciale, ma in nessuno dei quali si è potuto ascoltare l'annuncio di un nuovo progetto riguardante l'immigrazione in Canada.

Global News poi, al fine di rendere il reportage assolutamente completo, ha anche contattato l'addetto stampa di Laura Albanese, ministro dell'Ontario Citizenship and Immigration che ha ribadito l'inesistenza di quello a cui si riferiva l'avvocato che ha seguito la vicenda di Romandia. Una storia che potrebbe sembrare un film, perchè Boraks continua ad insistere sulla propria tesi affermando che i suoi clienti (evidentemente non ci sarebbe solo il nostro connazionale) hanno presentato una domanda direttamente all'ufficio di Peter Fonseca, rappresentante Liberale del Mississagua East-Cooksville alla House of Commons del Canada. Ma anche Fonseca ha negato l'esistenza del programma pilota aggiungendo che "A nessun membro del Parlamento - la sua dichiarazione - è concesso di raccogliere domande e io non ne ho ricevuta nessuna, anche perché non ci sono applicazioni per un programma che non esiste".

Ma i precedenti invece sì, quelli ci sono per l'avvocato Boraks: nel 1999 subì una sanzione disciplinare da parte della Law Society of Ontario per non aver restituito 25.000 dollari a un cliente. La licenza per praticare la professione gli fu sospesa per 12 mesi, secondo quando riporta la web site della Society. E se anche su questo fatto Boarks ha avuto da obiettare, lanciando anche velate minacce, quello che rimane è la triste storia di Paolo Romandia, ma visto quello che è successo potrebbero anche intervenire il Governo canadese e i politici: punendo l'avvocato e offrendo all'emigrante italiano quello che cercava.

Roberto Zanni

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