La manna

Un mattino, quando gli Ebrei in fuga nel deserto, uscendo dalle loro tende, videro il suolo ricoperto da uno strato formato da una sostanza minuta e granulosa, simile alla brina, esclamarono "Man hu?" ossia "Che cos'è?". Probabilmente, per assonanza, la misteriosa sostanza venne chiamata manna.

Rileggendo questo episodio biblico viene spontaneo porsi un interrogativo: si tratta di un evento miracoloso oppure la "pioggia" benefica trova riscontro in una effettiva realtà scientifica? Ebbene, a parte ogni possibile considerazione di carattere religioso e volendo osservare il fenomeno con la massima obiettività, si può affermare che la manna esiste: è una sostanza vegetale la cui caduta dal cielo può senz'altro essere spiegata in modo scientifico.

Con ogni probabilità la manna di cui si nutrirono gli Ebrei durante la peregrinazione nel deserto, narrata dalla Bibbia, non era altro che un piccolo lichene, la Lecanora esculenta che, una volta essiccato, viene sollevato dal vento e portato a grandi altezze. Nel momento in cui la corrente ventosa cessa a causa del variare della pressione atmosferica, il lichene ricade sulla terra come una vera e propria pioggia.

Ciò accadde molto probabilmente anche durante il grande esodo e la Lecanora esculenta rappresentò, evidentemente, un’insperata fonte di salvezza per i fuggiaschi, una vera e propria manna caduta dal cielo.

A proposito di manna, è bene precisare che nell'uso comune si identifica con tale parola anche il succo che fuoriesce dal tronco dell'Orniello (Fraxinus ornus) alla minima ferita o incisione inferta alla corteccia. La raccolta della manna rappresenta in Sicilia una discreta fonte di reddito, poiché questa sostanza viene impiegata in diversi modi in campo farmaceutico, soprattutto nella preparazione della mannite (D-mannitolo), che è un ben noto lassativo.

Ma non è finita: esiste anche un altro tipo di manna, la "manna del Sinai", che si forma nella parte interna del fusto del Tamarix mannifera a causa di scalfitture della corteccia, provocate dal passaggio di qualche animale o in seguito a punture di insetti; anche questo tipo di manna trova diversi impieghi utili in campo curativo.

La manna era considerata dagli antichi un miele, il "miele dell'aria" o "miele di rugiada"; il nome dell'albero Melia e quello delle Ninfe che lo abitavano, le Meliai, era simile alla parola latina melis, che significa miele.

Dioscoride, famoso medico e botanico del I secolo d.C., attesta che la manna era in uso in Grecia, ma si raccoglieva soprattutto nell'Italia Meridionale, in particolare in Sicilia.  Nel XVI secolo l’illustre medico Mattioli la considerava la saliva o l'escremento di un astro. La "manna in lacrime" era venduta dagli speziali e prescritta come blando purgante, molto raccomandato ad anziani e bambini.

Del frassino si utilizzavano anche le foglie, che con le loro proprietà diuretiche sono un rimedio efficace per i reumatismi. Nelle campagne la corteccia dei ramoscelli, amara e astringente, è stata a lungo usata come febbrifugo, tanto che il frassino era chiamato la "china d'Europa".

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