L'apertura dell'ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme ha provocato le temute reazioni da parte palestinese. Negli scontri tra manifestanti ed esercito israeliano a Gaza e in Cisgiordania sono stati uccisi almeno 55 persone, tutte di nazionalità palestinese.

Oltre 2400 i feriti, inclusi quelli intossicati dai lacrimogeni. Gravi le condizioni di almeno 30 persone, che sono in pericolo di vita. L'esercito israeliano si è giustificato affermando di aver sventato un attentato a Rafah, facendo ricorso a un carro armato e uccidendo tre terroristi armati, considerati parte di un commando armato.

Come se nulla fosse successo, è arrivato il commento trionfante di Donald Trump su Twitter: "E' un grande giorno per Israele", ha cinguettato felice il presidente degli Stati Uniti, mentre dal premier israeliano Benjamin Netanyahu è giunta una 'rassicurazione': "Continueremo a proteggere i nostri confini. Hamas vuole distruggere Israele".

Nel frattempo il leader palestinese Abu Mazen ha annunciato lo sciopero generale e tre giorni di lutto nazionale. Ripudiata l'ambigua mediazione statunitense: "Dagli Usa uno schiaffo, non sono più mediatori. La Lega araba e il mondo fermino questo massacro".

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