Fabio Porta

Ieri, presso la sala stampa della Camera dei Deputati a Roma, ha avuto luogo una conferenza stampa per illustrare lo stato delle denunce presentate da esponenti di diversi partiti in seguito alle ultime elezioni che hanno visto coinvolti gli italiani all’estero. A farsi promotori dell’iniziativa, Fabio Porta (PD) e  Angelo Berardini (responsabile per gli italiani all’estero dell’Italia dei Valori); presente anche Angelo Di Pietro (Italia dei Valori).

“Ieri mattina – ha esordito Porta di fronte ai giornalisti - ho presentato un esposto alla procura della Repubblica di Roma, esposto che fa seguito a un’analoga denuncia presentata presso la procura di Buenos Aires, rispetto cui abbiamo già realizzato una conferenza sul posto”.

“Con questa conferenza – ha proseguito - è mia intenzione continuare nell’attività di denuncia e di ricerca di individuazione dei responsabili dei reati ove essi, come sospettiamo, fossero stati commessi”.

Fabio Porta si riferisce ai presunti brogli elettorali verificatisi durante le ultime elezioni, con particolare riferimento al voto che ha interessato gli oltre 5 milioni di italiani all’estero. “Credo che lo scopo principale di questa mia attività – ha aggiunto - non sia solo rivendicare un torto subito, o un seggio sottratto, ma indicare dei problemi gravissimi, proprio perché siamo tutti alla ricerca di un voto all’estero sicuro e pulito, nel rispetto dell’importante conquista costituzionale e dei milioni di elettori che onestamente partecipano a questa importante battaglia di democrazia”.

Candidato nella circoscrizione estero America Meridionale, i brogli cui si riferisce Fabio Porta interessano soprattutto una trentina di sezioni elettorali della circoscrizione di Buenos Aires, dove – talvolta – si sono raggiunte percentuali di voto a favore di determinati candidati o partiti attorno al 90%: “In alcuni casi – denuncia Porta – alcuni candidati hanno ottenuto il 99% delle preferenze. E la maggior parte di questi voti sono stati effettuati con la stessa calligrafia, la stessa matita, tutte cose che sono oggetto della denuncia”.

Riguardo la riforma del voto per gli italiani all’estero, secondo Fabio Porta quello che è accaduto denota le precarietà e le debolezze strutturali del voto per corrispondenza. “Dal nostro punto di vista – dice a proposito - occorre una riflessione seria sul voto telematico e concludo invitando a non riflettere solo sui meccanismi di voto ma anche sul sistema, sulla dimensione dei collegi, che non garantisce un’adeguata correttezza e trasparenza al voto e lo stesso sul tema delle preferenze, che è all’origine di determinate situazioni”.

La parola è poi passata ad Angelo Berardini, secondo il quale la legge costituzionale che determina il voto all’estero andrebbe radicalmente rivista. “Purtroppo – commenta Berardini – questa legge è stata asservita a una cerchia di personaggi cui si sono aggiunti furbi e opportunisti che ne hanno stravolto la struttura e i nobili intenti originari”.

Berardini segue la storia dei brogli elettorali nel voto all’estero sin dal 2006, cioè da quando, a seguito di casi eclatanti come quelli verificatisi a Basilea, in Sud America e in Australia, cominciarono a fioccare gli esposti e le denunce.  “Riteniamo – conclude Berardini - che ci siano  troppi passaggi  che permettono di intercettare i plichi elettorali e commettere irregolarità. Io credo che gli scrutini presso i seggi consolari, come si faceva prima, fosse la cosa più semplice, senza troppi giri di buste, senza troppe tappe intermedie. Un’altra opzione da tenere in seria considerazione è quella del voto online. Ma ovviamente sono cose che vanno studiate a tavolino ed è necessario, in questo senso, un intervento risolutivo della politica che torni a dare dignità a uno strumento che negli scorsi anni ha ceduto il passo ai brogli e all’illegalità. La democrazia ha bisogno di ridurre al minimo i contesti di ambiguità”.

Ha seguito poi l’intervento di Angelo di Pietro, con la sua testimonianza riguardo lo spoglio delle schede del voto estero presso il polo di Castelnuovo  di Porto, laddove – come segnalato alla Procura di Roma – sono state riscontrate delle criticità tali da poter aver negativamente influito sull’esito dello spoglio: “La sera del 4 marzo – racconta Di Pietro - ho assistito alle operazioni per verificare il contesto. Devo dire che la situazione era peggiore a quella che mi immaginavo. Nell’enorme hangar della protezione civile c’erano carenze dal punto di vista dell’organizzazione. All’ingresso mi hanno solo chiesto la carta d’identità, senza verificare chi fossi. La struttura era labirintica e ho trovato dei seggi incustoditi, in posizioni appartate, che potevano essere manomessi. Mancavano in molti seggi i presidenti e gli scrutatori, che quindi non sorvegliavano e non compivano lo scrutinio in maniera regolare. Il tagliando associato all’elettore non è stato controllato. Quindi non si sa se qualcuno ha votato due volte o se chi l’ha fatto fosse iscritto all’Aire”.

“Analizzando il colore di diverse schede all’interno del seggio dell’Australia – ha proseguito - ho rilevato che c’erano colorazioni differenti: esiste la stampa tipografica con colori pastello molto tenui, poi c’è la stampa digitale, con colori limpidi. In un unico seggio, relativo a una sola città, le schede erano di colore acceso, chiaro segno che erano state sostituite”. “Sempre in un seggio dell’Australia – ha concluso Di Pietro - sono state trovate 7 schede con la stessa calligrafia, che poi sono state annullate. L’indagine penale adesso è a una fase di rinvio a giudizio. Speriamo si arrivi a una sentenza entro la fine di questa legislatura”.

(gianluca zanella\ aise)

 

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