Solidarietà delicata, significativa. E velocissima, a trecentoventi chilometri all’ora. La Ferrari, proprio lei, la casa di Maranello, porta il ricordo straziante della tragedia che si è abbattuta su Genova a un gran premio di formula Uno.  La espone, la Rossa, sui suoi mitici bolidi in gara a Spa, in Belgio. Cittadina della Vallonia di lingua francese, poco più di undicimila abitanti, in provincia di Liegi. Spa è una sede storica dei gran premi automobilistici, sopravvissuta alle mode e all’irruzione totale del business e allo scompiglio legati alle esigenze della vendita dei diritti televisive. 1925 l’anno di nascita dell’abbraccio della cittadina belga con la formula Uno. Spa è prova di campionato del mondo dal 1950.

La Ferrari va in pista con un adesivo particolare sulle livree delle monoposto affidate a Sebastian Vettel e Kimi Raikkonen. Un segno per rendere omaggio a Genova e ricordare le vittime del crollo del Ponte Morandi. Quarantatre persone hanno perso la vita, quindici i feriti tuttora ricoverati in ospedale, più di seicento gli sfollati. Una tragedia. La tragedia di Genova, ora città divisa in due parti, e il moncone del ponte rimasto in piedi (giudicato a rischio e da abbattere al più presto) a simboleggiarne la profonda ferita. Il vasto incurabile trauma.  Quella divisione a cui nessun genovese e nessun italiano avrebbero voluto mai assistere.

“Nei nostri cuori”, sulle vetture di Vettel e Raikkonen. La Ferrari ha appiccato un adesivo sotto il numero identificativo dei due bolidi e il proprio marchio. Il logo del cavallino rampante della fabbrica di Maranello conosciuto in tutto il mondo. Un marchio che mai ha smesso di affascinare sportivi, appassionati, piloti, e i gestori del grande circo della formula 1. La Ferrari orgoglio italiano, vanto italiano, eccellenza nostra tra le più riconoscibili e amate all’estero. L’immagine del viadotto, il disegno del ponte, i tiranti, gli stralli che hanno ceduto: il ponte com’era prima del tragico crollo. Pare che tutti sapessero della precaria condizione della struttura, ma nessuno si è premurato di intervenire per evitare l’apocalisse genovese. L’immagine del viadotto la scritta “Nei nostri cuori”, e via in pista, a duecentotrenta all’ora. Ieri le prove libere, oggi quelle ufficiali per l’attribuzione della griglia di partenza, domani la gara vera e propria.

Al Gran Premio di Spa, prova del campionato del mondo, la Ferrari corre con Genova nel cuore. Un pensiero molto particolare, decisamente speciale. La testimonianza di profonda solidarietà. Qua la mano, Ferrari. La stretta è d’obbligo, e non solo per il tipo di partecipazione alla tragedia di Genova, che ha colpito tutti. Proprio tutti. Assurdo morire, vedere una città al tappeto, sotto un cumulo di pietre e macerie, al giorno d’oggi, per il crollo di un ponte costruito anche per tenerla unita. Una brutta idea, il Morandi stava in sospeso sulle case e le attraversava. I colpevoli dell’omicidio collettivo? Gli uomini: con la loro dose smisurata di incuria, strafottenza, pressapochismo, e l’arte becera del tirare a campare, tanto che vuoi che succeda, pazzi siete se pensate che il ponte possa collassare.  Purtroppo è accaduto.  La Procura di Genova ha emesso un giudizio pesante, chiaramente accusatorio, e disposto un’indagine: “Il ponte era quasi tutto in condizioni difficili, precarie, pericolose”. Principale accusato, Autostrade Italia aveva chiesto accurati controlli due settimane prima del crollo. Sì, quattordici giorni prima della tragedia, come
mai così tardi? Sotto accusa e sotto la lente d’ingrandimento della magistratura sono finiti gli opachi rapporti “tra consulenti e ministri”.

Abbatterlo e ricostruirlo, il fu Ponte Morandi? Ma i tempi? Otto mesi per rifarlo interamente in metallo, in acciaio. La previsione appare ottimistica e ispirata dall’emotività del momento. Fincantieri intanto si candida per la ricostruzione del ponte e di Genova.  Pare prenda corpo si l’ipotesi di una collaborazione con Ansaldo, Snam, Saipev, Terna.  Genova col cuore spezzato, ora. Il bacio e la carezza della Ferrari in gara a Spa a strappargli sorrisi purtroppo lunghi solo attimi. “Nei nostri cuori” sulle livree delle due Rosse, spontanea dimostrazione di affetto e solidarietà. Il cuore di una grande casa automobilistica, un velocissimo abbraccio. Abbagliante il contrasto con la velocità di pensiero e azione di ispettori, controllori, politici, e governanti lumache.  Il passato è insegnamento, la storia maestra di vita.

Franco Esposito

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