Jair Bolsonaro

Candidato populista di estrema destra, Jair Bolsonaro ha vinto, con oltre il 46% dei voti, il primo turno delle presidenziali in Brasile. Ma non ha ottenuto il 50% che gli avrebbe evitato il ballottaggio nel quale, il 28 ottobre prossimo, dovrà fronteggiare il candidato del Pt, Fernando Haddad.

Con la sua retorica nazionalista, provocatoria, violenta e incendiaria - che s'ispira al presidente americano Donald Trump ma anche a quello filippino Rodrigo Duterte - promette di fare piazza pulita di delinquenti e corrotti. Candidato del piccolo partito Social-liberale, Bolsonaro fa di secondo nome 'Messias' e un'importante fetta dell'elettorato lo considera un salvatore della patria, mentre l'altra parte del Paese lo detesta. L'attentato subito il 6 settembre, quando è stato accoltellato da uno squilibrato, non ha fatto che rafforzare la sua popolarità.

LE ORIGINI

Nato 63 anni fa a Glicerio, nello Stato brasiliano di San Paolo, Bolsonaro è figlio di genitori di origine italiana. Giunto al terzo matrimonio, è padre di cinque figli. Ex capitano dell'esercito, siede come deputato al parlamento brasiliano sin dal 1991, dove ha cambiato nove partiti, tutte piccole formazioni fuori dalle grandi alleanze di potere che hanno governato il Paese. Su questa base si è costruito un personaggio di politico 'pulito' lontano dalle élite corrotte. Ma la sua fama è legata soprattutto alla retorica aggressiva di estrema destra, con dichiarazioni choc di stampo omofobo, razzista e misogino.

Nel 2008 non ha esitato a dire che "l'errore della dittatura militare è stato quello di torturare e non uccidere" gli oppositori, mentre un'altra volta ha liquidato una deputata di sinistra dicendo che era così "brutta" da "non meritare di essere violentata". Quando ha approvato la destituzione della presidente Dilma Rousseff, ha dichiarato in aula di dedicare il suo voto al soldato che la torturò quando era una giovane guerrigliera. Nell'aprile 2017 ha detto che gli afro-brasiliani "non servono neanche a procreare".

SOCIAL

Attivissimo sui social, Bolsonaro più che difendere un programma politico, ha costruito un personaggio che suscita reazioni viscerali fra gli elettori e divide il Paese, in una competizione elettorale dove abbondano anche dicerie e fake news. Sostenitore del libero mercato, presenta come sua principale proposta la liberalizzazione del possesso di armi per permettere ai cittadini di difendersi dalla criminalità.

Gravemente ferito durante l'aggressione subita il 6 settembre, ha trasformato la sua convalescenza in un teatro mediatico a colpi di tweet, immagini della sua degenza sui social, dirette su Facebook e YouTube. Una strategia che lo ha portato ad apparire ogni giorno sulle prime pagine dei giornali, con troupe televisive stazionate in permanenza davanti al suo ospedale. Efficace nei comizi e sui social, dove non c'è contraddittorio, Bolsonaro è più in difficoltà nei dibattiti.

Ora è stato dimesso dall'ospedale, ma per motivi di salute non ha partecipato all'ultimo dibattito televisivo fra i candidati. L'aggressione ha rafforzato le convinzioni dei sostenitori di Bolsonaro, rendendo più difficile ai suoi avversarli di attaccarlo. La sua popolarità è in crescita nelle classi alte, così come fra il ceto medio impoverito dalla crisi economica e preoccupato dagli alti tassi di criminalità, in un elettorato religioso e conservatore che rifiuta il matrimonio omosessuale e l'aborto, anche sull'onda della crescente influenza delle chiese evangeliche. Giocano a suo favore anche le paure del 'comunismo' di fronte al disastro della crisi venezuelana.

LE INCHIESTE

Bolsonaro è riuscito a conquistare anche gran parte dell'elettorato conservatore moderato che guardava alla destra tradizionale, discreditata dalle inchieste di corruzione che hanno colpito i principali partiti. Significativo è il fatto che il potente Frente Parlamentario Agropecuario (FPA) - che rappresenta gli interessi del settore agricolo e riunisce 261 fra deputati e senatori - si sia schierata a fianco di Bolsonaro, abbandonando il tradizionale appoggio al centro destra di cui è esponente il candidato Geraldo Alckmin, ormai sceso all'8% dei sondaggi. Allo stesso tempo una larga fetta dell'opinione pubblica detesta Bolsonaro: secondo i sondaggi il 45% dei brasiliani non voterebbe mai per lui. Sabato 29 settembre migliaia di donne hanno manifestato contro Bolsonaro in tutto il Brasile all'insegna dello slogan "Lui no". Ma la protesta non ha danneggiato il candidato populista.

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