Manovra Italia, 15 giorni all’impatto: il 26 del mese si va in orbita spazzatura. Più che sull’orlo del baratro, l’affidabilità e la credibilità del nostro Paese sono sull’orlo del cassonetto. Siamo a due gradini, due step per dirla elegantemente, sopra l’essere considerati spazzatura: ‘junk’. Non proprio noi italiani, no di certo. Ma i nostri titoli di Stato sì. Una condizione che non è un giudizio morale e politico e nemmeno un’offesa a cui ribattere con sorda arroganza, ma una condizione che renderebbe, automaticamente, i nostri titoli di Stato titoli sostanzialmente invendibili. Perché, anche se pochi lo sanno e troppi fanno finta di non saperlo, la valutazione dei vari S&P o Moody’s ha delle conseguenze reali e immediate.

E una di queste è che, avendo i maggiori fondi d’investimento e pensionistici mondiali, per statuto, il divieto di comprare debito ad alto rischio, noi perderemmo alcuni dei maggiori acquirenti di titoli italiani. Automaticamente e senza complotti, congiure e speculazioni. Le regole della prudenza obbligano a non compare titoli spazzatura, chiunque li emetta. “Investite ed assumete” che chiesto ieri il premier Giuseppe Conte ai top manager delle grandi aziende italiane con l’eco del vicepremier Matteo Salvini che invita gli italiani ad acquistare titoli di Stato.

Invocazioni non casuali e non solo figlie di una visione autarchica dell’economia ma fi glie anche della paura. Paura delle pagelle che arriveranno entro fine mese. Il 26 ottobre si pronuncerà S&P ma, entro ottobre, anche le altre agenzie di rating internazionale daranno la loro valutazione sul nostro debito e sulla nostra capacità di ripagarlo dopo aver visto il Def. Valutazione che è stata rinviata ad autunno inoltrato proprio in attesa delle decisioni economiche del governo italiano. E tutti, dai mercati ai cittadini sino al nostro ineffabile premier, si aspettano un giudizio negativo. Diamo per scontato, e difficilmente potrebbe essere altrimenti, che verremo arretrati di una casella.

“È logico aspettarsi che le preoccupazioni sull’Italia manifestate in questi giorni dai mercati si rifletteranno anche nelle prossime valutazioni delle agenzie di rating” dice ad esempio Mark Zandi, capo economista di Moody’s Analytic. Bocciatura attesa e prevista quindi e bocciatura, come ama dire il ministro dell’Interno Salvini, di cui l’Italia potrà fregarsene. Ma solo se sarà una bocciatura che ci farà scivolare di un unico gradino. Dopo quello si apre infatti il baratro della spazzatura. Se la nostra valutazione dovesse scendere non di una ma di due posizioni nella scala di valutazione del rischio-investimento l’Italia, e Salvini con il governo tutto, non potrebbe più fregarsene.

Questo perché i più grandi player degli investimenti a livello mondiale smetterebbero immediatamente di comprare titoli di Stato italiani. Anzi farebbero di peggio, comincerebbero a liberarsi di quelli già in loro possesso. E questo non perché ce l’abbiano con Salvini, Di Maio o con l’Italia. E nemmeno perché esista un cartello di non meglio identificati poteri forti che trama contro la felicità delle genti. Ma semplicemente perché hanno da regolamento interno l’obbligo di non investire oltre una certa soglia di rischio, a tutela ovviamente dei loro interessi e dei loro soldi, che sono poi i soldi di milioni di cittadini di tutto il mondo che attraverso i fondi investono i loro risparmi. Una regola che vuole evitare che si investa in Paesi che poi non ripagano i loro debiti e una regola di buon senso che avrebbe ad esempio evitato a migliaia di risparmiatori italiani di investire in titoli argentini ritrovandosi poi in mano carta straccia.

Bocciatura e blocco che avrebbero poi effetti a cascata perché, declassata la credibilità dell’Italia, quasi inevitabilmente verrebbe considerata meno efficace anche la capacità di saldare i propri debiti di altri soggetti istituzionali come Comuni e Regioni, ma anche di soggetti privati come le banche. Per tutti o comunque per molti diventerebbe quindi difficilissimo finanziarsi sui mercati internazionali e quel vuoto potrebbe essere riempito solo dalla Bce. Peccato che la banca centrale europea stia per chiudere il QE, cioè il massiccio acquisto di titoli di Stato dei paesi Ue, e di certo l’Italia non si sta mettendo nelle condizioni di chiedere l’aiuto di Bruxelles o degli altri governi sovranisti che, per definizione, prima di aiutare gli altri mettono gli interessi nazionali.

E quindi viene da chiedersi, cosa accadrà? Nessuno, ovviamente, lo sa con certezza. Tutti, dalla politica alla finanza passando per chi paga il mutuo, puntano su un declassamento di un gradino che, seppur di pochissimo, ci tenga ancora al di fuori dal cassonetto. Ma il rischio e la paura ci sono e sono così vivi che persino uno come il ministro Paolo Savona, quello bocciato all’economia perché contro l’Euro, nel salotto di Bruno Vespa si è sentito di dire che “se ci sfugge lo spread deve cambiare la manovra”.

 

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