Ricardo Merlo

A seguire la presentazione del XIII Rapporto Italiani nel Mondo, l’intervento del Sottosegretario al MAECI Ricardo Merlo, che ha ricordato le sue origini venete: "Sono figlio dell’emigrazione", ha affermato, "la mia era una famiglia povera e io sono cresciuto tra la parrocchia e l’associazione di volontariato che si occupava degli italiani a Buenos Aires". Dopo il suo ringraziamento verso la Fondazione Migrantes per l’opera svolta a favore dei più indigenti, Merlo ha aperto un focus sulla situazione attuale della migrazione italiana e, soprattutto, della rete consolare: "Le parrocchie, le associazioni e la rete consolare", ha esordito, "sono l’unico modo che abbiamo per tenere sotto controllo la situazione degli italiani all’estero, eppure, a fronte di un aumento vertiginoso degli espatri, la rete consolare che abbiamo oggi a disposizione è in una situazione difficile".

"La responsabilità", ha tenuto a specificare il Sottosegretario Merlo, "non è del governo che ci ha preceduti, né di quello prima. La responsabilità di questa situazione è di politiche sbagliate da dieci anni a questa parte. Nel corso degli ultimi dieci anni sono stati chiusi 20 uffici consolari e 4 ambasciate. Il personale ha subito un decremento di 1.115 unità negli ultimi otto anni. Quello che dovrebbe essere un punto di riferimento è diventato un organismo farraginoso. Penso alla situazione di Londra, dove i pochi impiegati non riescono a fare fronte alle centinaia e centinaia di richieste che giungono agli sportelli".

"Il nuovo governo", ha aggiunto Merlo, "sta cercando di porre rimedio a questa situazione. Da poco abbiamo inaugurato l’ambasciata a Panama e riaperto quella in Repubblica Dominicana; presto riapriremo il consolato in Uruguay, dove attualmente 120mila italiani sono senza rappresentanza. In questo senso, un ringraziamento va al governo che ci ha preceduti per aver iniziato ad incrementare alcune unità, ad esempio con i contrattisti".

"Noi", ha proseguito il Sottosegretario, "continuiamo su questa linea e speriamo che nella legge di stabilità l’aumento sia significativo sia degli impiegati che dei contrattisti. Dobbiamo aprire il concorso alla Farnesina per poter avere più diplomatici. Quando cammino per il ministero non vedo giovani. Siamo stati 8/10 anni senza concorsi per risparmiare non so che cosa. Come figlio di italiani, farò tutto il possibile per cambiare questa situazione. Così come farò il possibile per intervenire sulla questione del voto all’estero. Ho già chiesto al CGIE di presentare una bozza per quella che spero che l’anno prossimo sia la nuova legge per il voto all’estero. Una legge che nascerà dalla base, dove si
conosce la materia. Dobbiamo poi aumentare i fondi per la promozione della nostra lingua e cultura e", ha concluso il Sottosegretario Ricardo Merlo, "è fondamentale preservare la stampa italiana all’estero e trovare una soluzione il più velocemente possibile per aiutare i nostri oltre 100mila connazionali che stanno vivendo momenti drammatici in Venezuela".

È stata poi la volta di Michele Schiavone, che ha riflettuto su come il tema dell’emigrazione sia sempre accompagnato da un’accezione negativa. "Parlare di italiani all’estero", ha detto Schiavone, "è un impegno irrinunciabile. Il CGIE lo fa quotidianamente attraverso le associazioni sparse nel mondo e gli strumenti che nel tempo si è creato". "La presenza all’estero", ha aggiunto, "dovrebbe rafforzare l’immagine dell’Italia, non indebolirla. Ma purtroppo la globalizzazione in Italia non viene assecondata, manca in questo senso un Ministero per l’Emigrazione, che c’è in altri Paesi che – in questo frangente – possono essere considerati più evoluti del nostro". "Il CGIE", ha concluso Schiavone, "sta lavorando affinché il fenomeno migratorio possa essere riportato ad un unicum sincronizzato su un progetto unitario in Italia. L’esperienza degli italiani nel mondo deve tornare attuale".

 

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