I giornali, per loro, sono diventati un’ossessione. E per questo ieri il leader del MoVimento 5 Stelle Luigi Di Maio è tornato sui tagli ai fondi per l’editoria. Di cui è favorevole, segno evidente di come la democrazia sia una parola che non si confà con il suo credo politico. I tagli "li vedrete nella legge di bilancio nei prossimi giorni - ha detto l’ex steward dello stadio San Paolo di Napoli -. Per me garantire la libertà di informazione significa fare in modo che un giornale non deve dipendere dalla politica, ma dai soldi che fa vendendo le copie del  giornale".

Poi un giorno dirà perché allora lo Stato finanzia, tra gli altri, le fabbriche che seguendo questo ragionamento dovrebbero dipendere dalle vendite dei propri prodotti e non dai fondi pubblici. Ma prima che ci arrivi (se ci arriverà) ieri le sue dichiarazioni hanno trovato una dura reazione bipartisan. "I tagli all’editoria causerebbero una vera e propria limitazione della democrazia, della libertà di espressione e metterebbero a rischio migliaia di posti di lavoro. A farne le spese sarebbero soprattutto testate ed emittenti locali che rendono un servizio pubblico indispensabile e insostituibile", le parole di Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera.

"È preoccupante che anche quando si tratta di temi fondamentali, come il diritto a una informazione ampia e plurale, si ricorra a tanta enfasi propagandistica – il commento del senatore di Forza Italia Renato Schifani -. Ha affidato a twitter il proprio parere Michele Anzaldi, deputato del Partito democratico: "Di Maio vuole tagliare i fondi? Allora il pluralismo come la giusta durata dei processi, sarà salvato dalla Lega. E poi ci si chiede perché i 5S perdono consensi e la Lega cresce?".

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