Italia amara, c’è sempre meno zucchero lungo lo stivale. Il made Italy dell’oro bianco rischia di scomparire. Se ne va all’estero un’altra eccellenza italiana. Quella dello zucchero, dobbiamo smettere di ritenerci tra i numeri uno al mondo. Il rischio dell’ennesima migrazione potrebbe consegnare all’Italia risultati disastrosi.

Tipo i posti di lavoro, venticinquemila sono a rischio, e la chiusura di aziende contadine. Settemila potrebbero sparire da un momento all’altro, visto e provato come va, e su quale brutta cattiva strada, si è messa l’Italia dolce, allo zucchero, in tempi recenti. Il rischio è serio, un altro pezzo di "Made in Italy" sembra essersi legato destinato a un futuro incerto.

Su cinque pacchi acquistati, quattro arrivano dall’estero. Inquietante la prospettiva, anche l’ultimo pacco sopravvissuto potrebbe rivelarsi presto un ricordo. Priva di produttori locali, l’Italia si ritroverebbe in compagnia con le maglie nere dell’Europa e dell’Asia. Siamo al cospetto, chiaramente, delle conseguenze della riforma imposta dall’Europa. Fu riforma vera, con l’intento e l’obiettivo di favorire i Paesi più poveri, produttori della canna da zucchero.

In che modo? Innanzitutto con il taglio degli aiuti ai coltivatori e all’industria delle barbabietole. Micidiale la conseguenza. In Europa, in un paio d’anni, si registrò la scomparsa ottantuno zuccherifici. In Italia, si ridussero rapidamente la produzione e il numero degli zuccherifici, da diciannove a tre. Una moria vera e propria. Finito nel 2007 il regime delle quote, l’industria dello zucchero in Italia fu centrata in pieno da un nuovo colpo.

Da allora, ogni Paese può produrre ciò che vuole. Francia e Germania iniziarono a invadere l’Italia. Un assalto fulmineo allo zucchero italiano. Francesi e tedeschi hanno seminato il 20% in più, provocando un surplus di produzione del 25%. L’Europa che ha un fabbisogno di diciassette milioni di tonnellate, si è trovata con ventuno milioni di prodotto. Logico e conseguente il risultato: in abbrivo degli anni 2000, producevamo 1,7 tonnellate di zucchero, sufficienti al consumo interno, lavorando su 270mila ettari di terreno. Contro l’Italia sono iniziate le vendite sottoprezzo per la conquista del monopolio europeo.

Ma ora? La produzione registra un calo netto, ferma a 240mila tonnellate; appena 35 gli ettari dedicati alla barbabietola. Lo zucchero italiano può oggi contare su un unico baluardo difensivo, la Coprob, cooperativa produttori bieticoli. Due stabilimenti in tutto, a Manerbio, nel Bolognese, e a Pontelongo, nel Padovano. E il terzo zuccherificio cosa fa e dov’è? A San Quirico, in Toscana, conosciuto come il Saddam. Bene, anzi male: nello stabilimento è in corso la conversione alla produzione di bio plastiche.

Italia amara, non più in grado di essere dolce. La produzione dello zucchero appare prossima allo smantellamento, al netto di un progetto rivolto al lancio di un nuovo prodotto, per la prima volta al mondo. Il "Nostrano" è zucchero grezzo di bietola. Una mossa con i connotati del contrassalto. Aggredire e attaccare, visto e provato che difendersi non paga. Lo zucchero grezzo di barbabietola fino ad oggi non esisteva, c’era solo quello di canna. In Italia gran parte del mercato è controllata da tre giganti stranieri.

La Suzucker tedesca con stabilimenti anche in Austria e in Bosnia, e una produzione di 5,9 milioni di tonnellate. La francese Cristal Union, dieci stabilimenti e due milioni di tonnellate, controlla anche Eridania. E la multinazionale Tereos, quarantacinque siti industriali in tredici Paesi e una produzione di 3,7 milioni di tonnellate. L’Italia dello zucchero come accerchiata, evidenti i rischi in materia di chiusure delle aziende e una robustissima perdita di posti di lavoro.

La Coldiretti tenta di sistemare un argine all’invasione straniera: chiesta una chiara etichettatura di origine, obbligatoria, per permettere ai consumatori di scegliere cosa mettere nel carrello della spesa. Una scelta importante, secondo il presidente Coprob, Claudio Gallerani. "Dobbiamo far conoscere il nostro prodotto, che deriva da una bietola 4.0, per la quale abbiamo effettuato importanti investimenti per genetica, irrigazione, fertilizzazione, ingegneria meccanica".

Centottottanta milioni la spesa per il rinnovo di uno stabilimento. Ma non è sufficiente, a fronte del problema del costo di ogni singola tonnellata di barbabietole: quarantasei euro nel 2005, oggi meno di quaranta. Controllori efficaci di produttori come India e Brasile, i dazi non sono efficaci contro Francia e Germania.

Come fare? Coprob ha chiesto l’ammassamento volontario delle eccedenze, così da consentire la riammissione con equilibrio della sovraproduzione nei mercati. "E con un’invasione sotto costo". Anche in considerazione di una doverosa presa d’atto: "Senza zucchero" è un richiamo sempre più presente su un’infinità di confezioni di alimenti. Laddove un’indagine Coldiretti chiarisce che lo zucchero è ingrediente di base per l’80% dei prodotti disponibili nella grande distribuzione. Sono previsti aumenti nel consumo per i prossimi anni. Qualcosa però cala: la quantità di zucchero nella tazzina di caffè o quella da mettere nella torta fatta in casa. Un problema, questo? Coprob promette 1500 ettari con biete biologiche già il prossimo anno. Obiettivo finale, unico e solo: tenere in debito conto la voglia di "mangiare sano".

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