Una t-shirt ordinata da un sindacalista di New York, Dennis Quirk, altamente offensiva nei confronti non solo del giudice Janet DiFiore, ma anche per tutta la comunità italo-americana. Una maglietta le cui scritte facevano intendere che DiFiore sia un boss della mafia.

DiFiore è la prima 'chief judge', capo giudice italo-americana di New York e dopo la visione della t-shirt ha inviato una lettera a Dennis Quirk. "Insinuando che io, come Chief Judge di New York - si legge nella missiva - presieda una 'associazione di delinquenza organizzata', viene attaccata l'integrità dell'intera famiglia della giustizia...".

Quirk, particolare di fondamentale importanza, rappresenta il sindacato dei lavoratori del tribunale di New York. "La pubblica dimostrazione da parte di personale del tribunale, in servizio o no - si legge ancora nella lettera del giudice DiFiore - rappresenta un messaggio che invoca e perpetua vili e insidiosi stereotipi etnici se, come in questo caso, viene diretto a un italo-americano o a qualsiasi altro gruppo di persone che storicamente sono state sottoposte a queste tattiche discriminatorie, tutto ciò è semplicemente malizioso e offensivo".

DiFiore è venuta a conoscenza della maglietta durante un evento pubblico, la consegna che le è stata fatta di un premio del Cervantes Society program, in onore del Hispanic Heritage Month. C'era infatti una mongolfiera attorno alla quale si erano raccolti 75 dipendenti del tribunale, molti con dei cartelli di protesta, altri indossando la t-shirt. Una presenza che era stata organizzata appunto da Dennis Quirk.

"Parlo a nome della intera comunità italo-americana - così si è conclusa la lettera - e delle migliaia di membri della grande famiglia del tribunale, quando chiedo scuse pubbliche per la condotta degradante e irriguardosa. Le proteste su quello che succede nei luoghi di lavoro sono ovviamente accettabili, ma l'uso di stereotipi etnici, questo no". Sulla disputa è intervenuto anche John Calvelli, vice presidente della National Italian American Foundation: "Se qualcuno attacca un italo-americano, si attacca tutti noi".

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