Dopo lunghi anni, centinaia di articoli, inchieste e “battaglie” mediatiche di Gente d’Italia, il 6 dicembre del 2007 anche lo Stato italiano arrivò finalmente a Monongah.

Per commemorare ed onorare quei poveri resti sepolti centoundici anni fa su quella lunga striscia di terra senza croci, senza lapidi, senza nomi.

Arrivò lo Stato italiano dopo un secolo, cento anni, durante i quali insieme con la grande America si era reso responsabile di omissioni e “insabbiamenti”.

Arrivò con il senatore Franco Danieli, viceministro degli esteri con delega per gli italiani nel mondo e con la medaglia d’oro al Merito Civile attribuita alle vittime del disastro dal presidente della repubblica Napolitano.

“Ed ora Padre Briggs, Susy Leonardis, Janet Salvati e Joseph Troppa, tutti gli abitanti di Monongah, tutti gli italiani d’America che per cento anni si sono sentiti traditi, abbandonati dal potere centrale, e da tutti i governi e governanti che si sono succeduti negli anni, possono mettere la parola fine a questa triste storia che la storia stessa ha tentato di seppellire sotto una colata di carbone nero, di diafana dimenticanza e di una strana, assurda manipolazione  Ci siamo riusciti. Il nostro compito è terminato.

Ora spetta alla politica, al governo, allo Stato tributare i giusti onori a quei poveri disgraziati che il 6 dicembre del 1907 entrarono senza volerlo nella storia. Una storia incredibile cominciata in una fredda sera d’inverno a New York. La storia di Monongah…" scrissi undici anni fa.

Ma ancora oggi quella che è stata la più grande tragedia dell'emigrazione italiana rimane ancora sepolta sotto una montagna di carbone....

Forse perché non si chiama Marcinelle...

(Mimmo Porpiglia)

P.S. DOMANI SU GENTE D'ITALIA SPECIALE SU MONONGAH 

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