Altro che autostrade pedemontane e Tav, le opere incompiute italiane sono 26. Linee metropolitane, tram e collegamenti ferroviari di cui potrebbero beneficiare oltre 12milioni di persone, sono bloccate e senza risorse. È quanto emerge dal dossier Pendolaria 2018 di Legambiente.

L'associazione ambientalista ha presentato una prima analisi della situazione del trasporto ferroviario regionale nel nostro Paese, con l’obiettivo di sottolineare l’importanza e l’urgenza di migliorare il trasporto pubblico su ferro, offrendo un’alternativa più competitiva, economica e sostenibile all’automobile.

PER I PENDOLARI, SULLE 10 LINEE PEGGIORI D’ITALIA NULLA È CAMBIATO

Nessuna novità per coloro che ogni giorno prendono i treni sulle tratte ferroviarie Roma-Lido, Circumvesuviana, Reggio Calabria-Taranto, Verona-Rovigo, Brescia-Casalmaggiore-Parma, Agrigento-Palermo, Settimo Torinese-Pont Canavese, Campobasso-Roma, Genova-Savona-Ventimiglia e Bari-Corato-Barletta. Stesse linee, stessi treni, stessi disagi, a testimoniare la scarsa qualità del servizio che accomuna diverse aree del Paese.

"Quando si parla di incompiute in Italia - dice il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini - ci si concentra sempre sulle grandi opere. Dal 2002 a oggi i finanziamenti statali hanno premiato per il 60% gli investimenti in strade e autostrade. Queste priorità vanno cambiate altrimenti sarà impossibile dare una speranza ai pendolari. Chiediamo che le 26 opere prioritarie per i pendolari, oggi ferme e senza risorse sufficienti, diventino la priorità di investimento dei prossimi anni. Va inoltre potenziato il numero di treni in circolazione, in particolare - conclude - nelle città e al Sud, per dare un’alternativa rispetto all’auto ogni giorno a milioni di persone".

LE OPERE INCOMPIUTE

Le 26 opere incompiute su cui si concentra il dossier sono:

-le linee di metropolitane e tram indispensabili a recuperare i problemi di congestione del traffico a Roma, Torino, Bologna, Palermo, Cagliari.

-le linee ferroviarie al Sud: dalla Calabria alla Sicilia, dal Molise alla Sardegna, alla Puglia.

-i collegamenti ferroviari su tutto il territorio nazionale per il traffico merci (come dal porto di La Spezia al Brennero, o da quello di Ancona a Roma)

-i tanti collegamenti regionali eliminati negli ultimi anni.

TAGLI AI SERVIZI REGIONALI

Sul fronte dei tagli ai servizi ferroviari regionali - si legge nel dossier - va sottolineato quanto avvenuto in particolare nel Sud Italia, dove tra il 2010 e il 2018 si è tagliato del 33,2% il numero di treni in circolazione in Molise, del 15,9% in Calabria, del 15,1% in Campania, del 6,9% in Basilicata e del 5,6% in Sicilia. La Liguria ha invece il record per l’aumento del costo dei biglietti del 49%, seguono Campania e Piemonte con aumenti rispettivi del 48,4% e del 47,3%.

L'ETÀ MEDIA DEI CONVOGLI

Con l’immissione di nuovi convogli da parte di Trenitalia, l'età media dei convogli, si attesta sui 15,4 anni, contro i 16,8 anni dell’anno scorso e i 18,6 di tre anni fa. Un miglioramento avvenuto soprattutto al Nord e al Centro, dove è diminuita l’età media e il numero di treni con più di quindici anni di età. In Puglia, Campania, Sicilia e Sardegna si vedranno miglioramenti nei prossimi anni grazie agli investimenti programmati nei Contratti di Servizio con Trenitalia. Nel Lazio si divarica la differenza tra le linee gestite da Trenitalia, dove procede il rinnovo del parco circolante, e quelle gestite da ATAC dove invece i treni sono sempre più vecchi e il degrado riguarda anche le stazioni e il servizio.

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