Il sottosegretario Merlo

Nel numero di due giorni fa in un fondo dal titolo "Il sottosegretario Ricardo Merlo, da Masaniello a Ponzio Pilato" abbiamo chiesto al sottosegretario agli Esteri che fine avesse fatto la sua battaglia affinché il sostegno pubblico alla stampa e all'editoria in lingua italiana all'estero non fosse abolito (cosa che a breve purtroppo avverrà). Una critica al "desaparecido" senatore che pare non sia più interessato a difendere il pluralismo  dell’informazione. Un pezzo critico, certo. Che probabilmente non gli sarà andato giù. Comunque alla domanda da noi posta restiamo speranzosi in una sua pronta risposta. Ma l'articolo in questione sembra non essere piaciuto neanche all'Aise (Agenzia internazionale stampa estera) che non ha inserito nel suo circuito multimediale il suddetto articolo. Una vera e propria censura, è proprio il caso di dire. Perché è stata presa questa decisione? Chiedere il motivo alla Fusie (Federazione unitaria stampa italiana all'estero) è qualcosa che si avvicina molto al superfluo, se si pensa che il direttore dell'Aise Giuseppe Della Noce è poi anche il segretario della Fusie stessa. Insomma, il cane che si morde la coda. Ci ha fatto sorridere (eufemismo) la risposta recapitataci: in pratica è stato detto
che non c’era nessuna intenzione di cestinare l’articolo di cui sopra. E che a proposito
del nostro post scriptum (in cui chiedevamo appunto che fine avesse fatto la Fusie da
cui c’auspicavamo almeno un forte messaggio da inviare a quei grillini che non amano il
pluralismo dell’informazione) si sta lavorando sotto traccia per arrivare alla soluzione più propizia alla nostra categoria. Redazionalmente, questa risposta la consideriamo da
vecchi democristiani. La realtà dice una cosa sola: che il pezzo non è stato caricato sull’Aise. Il resto sono chiacchiere. Ma non è che per caso si è temuto che la messa online di questo fondo potesse scatenare la rabbia di Merlo così come anche quella del presidente della Fusie Giangi Cretti? Davvero incomprensibile una censura del genere. Precisiamo, noi di Gente d'Italia non siamo delusi dal fatto di non essere presenti sul sito dell'Aise - finanziato dal ministero degli esteri....- con questo fondo, ma siamo più che amareggiati dalla mancanza di rispetto mostrataci. Per questo stiamo maturando l’idea di dimetterci dalla Fusie: forse le critiche, anche interne, danno fastidio, ma sono il sale
della democrazia. Peccato non fare mai passi in avanti.

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