Lavorare nei fine settimana, di notte e fare continuamente straordinari farà bene al portafogli ma fa male alla salute. Lo confermano - ma ce n'era davvero bisogno? - i risultati di una ricerca effettuata da un'equipe di studiosi francesi delle università di Monaco e Tolosa, coadiuvati da ricercatori di Swansea, in Galles. 

La ricerca ha preso in esame i dati dell'associazione Visat e ha concluso che lavorare nel weekend provocherebbe danni evidenti alla salute, in particolare nel processo di invecchiamento precoce. L'analisi ha riguardato oltre tremila lavoratori ed è stata ripetuta a distanza di molti anni proprio per valutare l'impatto a lungo termine del 'lavoro straordinario' sulla vita di operai e impiegati.

La prima sfera a risentire degli effetti deleteri del surplus professionale è il sonno. Chi lavora di più incappa con maggiore frequenza in risvegli prematuri e fatica cronica e, soprattutto, fa fatica a mantenere una regolarità nel sonno. Si sentirà meno riposato, insomma, se una notte andrà a dormire alle 23.30 e quella successiva alle 2, oppure se una mattina si sveglierà alle 8 e quella successiva alle 6.

Altra conseguenza negativa è quella sul metabolismo. Chi lavora frequentemente di notte ha maggiori probabilità di presentare problemi metabolici rispetto a chi lavora prevalentemente nelle ore mattutine, o anche di pomeriggio.

Infine, il lavoro nei fine settimana produce spiacevoli effetti sulle capacità cognitive, ma solo dopo dieci anni e più di turni di notte. Per tornare a livelli cognitivi 'normali', secondo lo studio francese, occorrerebbero addirittura cinque anni di riposo assoluto.

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