Osservando l'involuzione costante del dibattito politico, sia internazionale che nostrano, e il diffuso riemergere di anacronistici nazionalismi, mi sono spesso domandato in che modo sia possibile salvare popoli con culture diverse, ma eredi di grandi tradizioni storiche democratiche, da un tale pericolo.
In un mondo globale, dove la notizia o gli eventi sfuggono, grazie alla tempistica estemporanea dell'informazione, al filtraggio dalle scorie devianti che producono, non si può prescindere dalle concatenazioni ideologiche che ne conseguono. È chiaro che dobbiamo riconsiderare i percorsi politici d'ogni nazione, alla luce di una rinascita, più aggressiva e meno diplomatica dei blocchi di alleanze.
La drammatica situazione del Venezuela ne è esempio ultimo.
La creazione di governi nazionalisti ed omofobi, un po' dappertutto in Europa e nel mondo, pone seri timori sullo sviluppo futuro di un'economia globale che garantisca un futuro di libertà e di maggiore equità sociale. Un "new deal" di sviluppo non può prescindere dal riemergere di nuove figure, nuovi leaders, giovani, armati del sacro fuoco ideale per servire i cittadini, non tiranneggiarli, capaci con opportuna cultura di traghettare verso lidi di pace e giustizia sociale il proprio paese, di offrire un futuro lavorativo, non assistenziale, che invece farebbe collassare la politica economica.
Perciò sarebbe auspicabile che tale "rivoluzione" partisse dalle nazioni guida, e certamente, per l'equilibrio occidentale e mondiale, dagli Stati Uniti. Infatti, non si può sottacere l'influsso deleterio che l'elezione di Trump abbia svilito e depotenziato lo scacchiere internazionale, per non parlare degli squilibri sociali che sta causando all'interno.
E qui torna la caratteristica peculiare dell'ignoranza e dell'approssimazione al governo, e noi, in Italia, ne stiamo assaggiando qualcosa.
Il 23 gennaio 2018, Pete Buttigieg - un cognome di chiara origine maltese - anni 37, sindaco al secondo mandato della città di South Bend, Indiana, ha annunciato di voler correre come candidato alla Casa Bianca nel 2020.
Tutto normale, dal momento che si aggiungerebbe alla folta schiera di candidate democratiche della nuova generazione. Ma ciò che rende "attraente" Pete è che accomuna una incredibile cultura e sensibilità sociale - viene da Harvard - un backround militare di tutto rispetto, in Afghanistan, è dichiaratamente gay, si è sposato in una chiesa protestante in diretta streaming su youtube, ed è quel che si definisce un "millennial".
Per comprendere quanto sia dirompente tale candidatura, vanno aggiunte alcune note. L'Indiana, uno degli stati del famoso "mais belt" è una roccaforte repubblicana ed è abitato per il 90% da bianchi a maggioranza originaria tedesca e poi irlandese, gli afroamericani rappresentano non più del 9-10%. Ha cultura e tradizioni protestanti, con tutto il rigore morale e religioso che ne deriva, la sua università più prestigiosa è Notre Dame, fondata da un sacerdote cattolico francese nel 1842, un ateneo con un consolidato "snobismo" anglosassone. Buttigieg, in tale humus diffidente tradizionalmente di ideali radicali, è stato eletto sindaco di South Belt, quarta città dello stato e riconfermato poi con una maggioranza plebiscitaria di oltre l'80 per cento.
Due sono i casi: o viene considerato un "cucciolo" della comunità o Pete è molto capace, efficiente e dotato di forte carisma. Buttigieg sembra il prodotto di quel "nistagmo elettorale" che affligge gli americani, che li fa tranquillamente ondeggiare dall'anima conservatrice calvinista all'entusiasmo libertario democratico, non disdegnando qualche divagazione radicale.
Pete nasce infatti conservatore, ma nel perfetto spirito dei liberi americani, ha affinato e sfrondato i suoi principi ideali, anche se al suo primo test elettorale "fuori le mura", la scalata ai piani dirigenziali del partito democratico, fu sconfitto.
Ad oggi, il suo coraggioso e dirompente tentativo sembra peregrino, encomiabile certo ma destinato a scontrarsi con almeno due macigni sul suo cammino.
Quasi sempre negli ultimi trenta anni il presidente uscente è riuscito ad ottenere il secondo mandato.
Il partito democratico, granitico, imbalsamato in preconcetti stantii che lo hanno portato alla sconfitta, avrà il coraggio di andare fino in fondo e combattere una battaglia rivoluzionaria per programmi di equità sociale e, perché no, per un candidato "alternativo"? Torneremo a seguire con attenzione Pete Buttigieg, una brillante novità per il futuro di questo millennio.

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