Di fronte alle magnifiche sorti di un reddito di cittadinanza elargito da uno Stato finalmente “amico” (Di Maio) e alla prospettiva esaltante della fine della povertà in Italia, le voci critiche o solo dissonanti finiscono automaticamente nella ridotta dei sabotatori e dei nemici di classe aggiornati dall’infaticabile propaganda governativa.

Sabotatori anche i sindacati tutti, nessuno escluso, che hanno osato denunciare il pasticcio ideologico che mette insieme indigenza e lavoro, un “ibrido” concettuale.

Lo fanno per difendere le pensioni d’oro, strilla il deputato grillino Davide Tripiedi. E sia, ma intanto non uno slogan, non una misera clausola, non una slide idiota da convention che risponda a una semplice obiezione dei sindacati: la vocazione dello strumento più improntata all’inserimento nel mercato del lavoro che non al contrasto alla povertà emerge secondo Cgil, Cisl e Uil, dal mancato contrasto alla povertà minorile, “in aumento, e trattata marginalmente da questo provvedimento”.

Non una parola, Salvini regnante, sugli inaccettabili requisiti dei dieci anni di residenza di cui gli ultimi due continuativi, per tener lontane le manacce immigrate dal sussidio.

E l’immigrato italiano che torna a casa? Il reddito di cittadinanza, sostengono i sindacati tutti, accenderà conflitti, metterà gli uni contro gli altri, scatenerà una guerra tra poveri.

A cominciare dai poveri precari dell’Anpal che dovrà incrementare il numero di addetti compresi i miracolosi “navigator” umani.

I sindacati denunciano “la concorrenza” che rischia di crearsi tra nuovi e vecchi precari dell’Anpal (cioè tra i navigator e i lavoratori storici, di cui il 60% a tempo determinato alla faccia del decreto dignità), ma anche “l’effetto spiazzamento” degli utenti dei centri per l’impiego non beneficiari del reddito che potrebbero passare in secondo piano. (“Perché a te sì che c’hai anche il Suv intestato a nonno e a me no che non c’ho manco gli occhi per piangere…”, prove di dialoghi concitati davanti al Caf).

E la sospensione per tre anni dell’assegno di ricollocazione per i disoccupati ordinari, che i sindacati definiscono “molto grave”, e la sfiducia cosmica nei confronti della capacità delle famiglie di programmare uscite e entrate per cui quello che non spendono un mese glielo ritirano… E le sanzioni previste per i furbetti, non sembrano proprio progressive.

“La pena prevista nel caso di dichiarazioni mendaci che portino ad un’illecita fruizione del beneficio (dai due ai sei anni di detenzione) è largamente sproporzionata rispetto ad analoghi reati che possono determinare problemi di entità anche assai superiore per l’erario (si pensi all’evasione fiscale)”. Non c’è che dire, sindacati sabotatori e nemici di classe…

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