Elezioni libere, ingresso degli aiuti umanitari e stop alla repressione al più presto: sono queste le principali richieste del gruppo di contatto internazionale sul Venezuela che si è riunito oggi a Montevideo presso la sede della Presidenza della Repubblica.

Inizialmente promossa dai governi di Messico e Uruguay a cui si è in seguito unita l’Unione Europea, il vertice è stato convocato per cercare di risolvere lo scontro istituzionale e la grave crisi economica che sta attraversando il paese sudamericano. Nella sua dichiarazione finale che non ha ottenuto l’unanimità il gruppo di contatto internazionale ha sposato pienamente la linea europea: si chiede una “soluzione pacifica per risolvere il conflitto escludendo l’uso della forza” e “l’invio urgente degli aiuti umanitari”. L’obiettivo sono “elezioni libere, trasparenti e credibili nel minore tempo possibile” nel rispetto della Costituzione venezuelana oltre al piena difesa dei diritti umani e delle libertà fondamentali.

Il documento è stato firmato da una decina di paesi tra cui l’Unione Europea, l’Uruguay e l’Italia. Proprio queste ultime due nazioni sono le uniche che mantengono una posizione neutrale non riconoscendo l’autoproclamato presidente dell’Asamblea Nacional Juan Guaidó.

“Coscienti delle nostre diverse posizioni” -ha affermato nella conferenza stampa Federica Mogherini, alto rappresentante Ue per gli affari Esteri- “tutti dobbiamo avere un obiettivo comune nella difesa di una soluzione pacifica ed evitare la violenza”. Una situazione, quella del Venezuela, che mette “a rischio la stabilità dell’America Latina e di tutto il mondo. Il nostro compito è urgente e questa urgenza deriva dal deterioramento della situazione che rischia di destabilizzare la regione e non solo. L’obiettivo di questo gruppo di contatto non è imporre processi o soluzioni ai venezuelani. È chiaro che la soluzione alla crisi deve arrivare dal popolo del Venezuela”. In base a quanto affermato dal ministro, l’Unione Europea “è pronta per aprire un centro di aiuto umanitario a Caracas nelle prossime settimane”.

Intervenendo insieme alla Mogherini, il ministro degli Esteri uruguaiano Rodolfo Nin Novoa ha insistito sulla richiesta di libere elezioni come obiettivo finale pur senza entrare nei dettagli: “Non vogliamo imporre condizioni o mettere date. È chiaro che la soluzione deve essere venezuelana”. “Tuttavia” -ha avvertito Nin Novoa commentando il rifiuto di Guaidó a iniziare una negoziazione- “c’è bisogno di un dialogo costruttivo. Negarsi a questo significherebbe bloccare il cammino della soluzione. Ovviamente il dialogo dovrà avere dei risultati concreti e dovrà raggiungere dei compromessi”.

Nell’apertura del vertice è intervenuto anche il presidente uruguaiano Tabaré Vázquez che ha lanciato un appello alla “serenità e alla prudenza” agli attori coinvolti evitando ogni forma di violenza: “I problemi della democrazia si risolvono con più democrazia” ha sintetizzato Vázquez.

Vertice a Montevideo sulla crisi in Venezuela

 

Attraverso la posizione assunta oggi l’Uruguay dunque si avvicina all’Europa e si allontana dal Messico, rimasto l’unico a difendere la mediazione nel cosiddetto “meccanismo di dialogo”, un protocollo che prevede una serie di passaggi utili a una soluzione diplomatica della crisi.

E l’Italia invece come si pone di fronte alla crisi venezuelana? Pur avendo partecipato alla riunione, il ministro degli Esteri Enzo Moavero ha evitato i giornalisti andando subito via dalla conferenza stampa di Nin Novoa e della Mogherini sicuramente più preoccupato dalle ultime tensioni con la Francia nello scontro diplomatico che si sta consumando. Sul Venezuela, certamente, Moavero si trova a mantenere un equilibrio delicato vista la netta spaccatura all’interno del Governo sull’argomento: se i 5 Stelle sostengono la neutralità assoluta escludendo ogni ingerenza esterna come ha ribadito Di Maio, la Lega ha invece usato parole molto dure contro Maduro definito “un fuorilegge che tortura il suo popolo”. Insomma, l’Italia si schiera con l’Europa ma -proprio come l’Uruguay- non chiede un ultimatum a Maduro.

(Matteo Forciniti)

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