Aspirina, contrordine: prenderne una al giorno per prevenire gli attacchi di cuore in età avanzata può portare più danni che benefici, almeno se si è sani. E’ quanto emerge da una revisione condotta dal King’s College London, pubblicata sul Journal of American Medical Association. L’aspirina, che è un anticoagulante, è stata somministrata per decenni a persone affette da malattie cardiache per diminuire il rischio di infarto e ictus. Ma molte persone sane di mezza età assumono le stesse pillole come “polizza assicurativa” contro i problemi cardiaci. Adesso questo nuovo importante studio, che include dati provenienti da oltre 160mila persone, ha concluso che il rischio di emorragie interne supera in modo significativo il beneficio dell’aspirina tra le persone senza storia di malattie cardiache. La revisione rafforza le crescenti evidenze secondo cui l’aspirina non dovrebbe più essere utilizzata per la “prevenzione primaria”, ovvero come trattamento per i pazienti che non presentano sintomi di problemi cardiaci. I ricercatori hanno trovato che, tra le persone sane, l’uso dell’aspirina riduce il rischio di infarto o ictus dell’11 per cento. Ma il rischio di sanguinamento aumenta del 43 per cento. Questo significa che 265 persone dovrebbero assumere l’aspirina per cinque anni per prevenire un singolo infarto o ictus, ma uno su 210 svilupperebbe una grave emorragia. “Questo studio dimostra che non esistono prove sufficienti per raccomandare l’uso dell’aspirina di routine nella prevenzione di infarti, ictus e decessi cardiovascolari in persone senza malattie cardiovascolari”, spiega Sean Zheng, autore principale dello studio. Il gruppo di ricerca ha scoperto che il quadro diventa più complicato per i pazienti con il diabete, che sono a maggior rischio di malattie cardiache e ai quali spesso viene prescritta l’aspirina.

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