Matteo Salvini

Prrr. Spiacenti, ma dobbiamo interrompere le trasmissioni. Lo facciamo elegantemente: con un pernacchio. Di quelli che una volta irridevano i potenti. Pare infatti che qualcuno, tra un dibattito tv sulla vicenda Tav e un talk show sul nuovo caso Renzi&family, si sia finalmente accorto che abbiamo un leggerissimo problema: l’economia italiana sta venendo giù come un bicchiere di Falanghina a pranzo. Solo che qui la salute rischiamo di perderla.

Il quadro dell’economia reale e produttiva si sta deteriorando a una velocità che va oltre tutte le peggiori previsioni. L’ultimo dato sfornato dall’Istat sul fatturato dell’industria - il peggiore da 10 anni a questa parte, con un -3,5% congiunturale e addirittura un -7,3% su base tendenziale - appare devastante anche come semplice segnale statistico. Nel 2009, infatti, anno in cui riuscimmo a mettere a segno un disastro simile, il Pil crollò del 4,9%. Roba da far tremare i polsi. Dunque le cose sono chiare: si tratta dell’ennesima spia rossa per segnalare che stiamo andando dritti contro un muro. L’economia del cambiamento è il contrario di ciò che andrebbe fatto. I soli annunci di redditi di cittadinanza, prepensionamenti, decreti dignità, blocco delle infrastrutture e una furia statalista e di dominio della mano pubblica nella società degna di peggior causa, hanno provocato la caduta verticale di Pil e lavoro.

I dati lo dimostrano: da maggio 2018 a gennaio 2019 abbiamo perso 355 posti di lavoro al giorno. Così non reggiamo. Lo sanno tutti e lo sa pure Salvini. Anche perché si è iniziata la nuova stagione dei rating e con il debito pubblico che ci ritroviamo il rischio è che il sistema bancario torni a traballare. Il tempo della demagogia delle balle finirà nel momento in cui sarà chiaro a tutti i cittadini-elettori dove l’Esecutivo ci sta portando. E i numeri dell’economia diventeranno carne e sangue di chi li subisce. È grave che Salvini, invece di preoccuparsi di come cambiare rotta alla politica economica grillina che domina il Governo, proclami che «non ci sarà alcuna manovra correttiva ». Ed è altrettanto grave che il premier Conte in Parlamento abbia provato a vendere la stessa moneta. I politici che trattano come scemi i loro elettori diventano antipatici.

La vicenda Renzi evidentemente non ha insegnato nulla. Siamo l’unica Nazione dell’Eurozona in recessione ed è chiaro che se la legge di Bilancio prevede un deficit al 2,04% con un Pil a +1%, se poi la crescita si azzera o quasi mancheranno 7-9 miliardi. Purtroppo la manovra correttiva è nelle cose. E la responsabilità è di chi ha varato una finanziaria tutta debiti e sussidi, pur sapendo che era in arrivo una nuova crisi internazionale. Solo che è vietato dirlo per non disturbare i manovratori. Almeno fino alle elezioni europee. Ma così saremo travolti dall’autunno, quando verrà al pettine l’altro nodo stretto dal Governo alla gola degli italiani: è stato l’Esecutivo - non George Soros - a scrivere che per il 2020 vanno trovati altri 23,1 miliardi solo per evitare gli aumenti di Iva e accise.

Salvini e Di Maio dove pensano di prendere quei soldi in un contesto di recessione? Al punto in cui siamo, per evitare il disastro non resta che una soluzione: nuove elezioni per un nuovo Governo. Nei giorni scorsi a Roma si è riunito il Consiglio del Partito dei conservatori europei per ratificare l’ingresso di Fratelli d’Italia. Una mossa che, fatta alla vigilia del voto nell’Ue, lascia intravedere nuovi scenari per il centrodestra. Se Salvini facesse la stessa cosa dopo le elezioni di maggio, per incidere nella formazione della nuova Commissione Ue in alleanza con i Popolari, ciò non potrebbe non avere conseguenze in Italia sulla sgangherata intesa con i casaleggini associati. A quel punto toccherebbe al capo della Lega scegliere: o la crisi del Governo o la crisi dell’Italia.

Anonimo Napoletano

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