Clandestini espulsi, quanti davvero? Diciotto al giorno è la media del governo sovranista e non buonista. Diciassette al giorno era la media dei goveri mondialisti e buonisti. Tanti erano e tanti sono rimasti, promesse a parte, i clandestini espulsi ogni giorno dall’Italia: diciotto. Diciotto ne venivano rimpatriati quando al Viminale c’era Marco Minniti e diciotto ne vengono rimpatriati ora che la ‘pacchia è finita’ e sulla poltrona del ministro dell’Interno siede Matteo Salvini. Sono i numeri, freddi, della irrealizzabile promessa elettorale del leader leghista, sconfitto nella pratica dalle mille difficoltà reali che esistono sul percorso di un rimpatrio: dai costi (circa tremila euro a singolo rimpatrio) ai pochi centri per l’identificazione sino e soprattutto alla mancanza di accordi internazionali coni paesi d’origine.

Diciotto al giorno fa circa seimila l’anno, clandestini denunciati come tali dal Ministro degli Interni tra i 500 e i 600 mila. Quindi, in comode rate, tra un secolo tutti i clandestini fuori d’Italia come promesso, garantito e raccontato come fattibile. Un secolo, che ci vuole? A condizione che in un secolo non entri più in Italia neanche un migrante. Che gli ‘aerei pieni’ promessi da Salvini in campagna elettorale siano rimasti nei comizi senza mai arrivare nella realtà lo dicono i numeri messi in fila dal Corriere della Sera. Eppure in questo caso al ministro dell’Interno e vicepremier probabilmente non è mancata la volontà di mantenere una promessa fatta agli elettori, ma si è invece dovuto rendere conto che la promessa in questione era irrealizzabile. Un po’ come come quella di abolire la povertà per decreto. Nobile per carità, ma appena più complessa da affrontare e risolvere.

Da giugno a dicembre dello scorso anno, nei primi sei mesi di ministero Salvini, i rimpatri sono stati 3.851. Nello stesso lasso di tempo, l’anno prima, l’allora ministro dell’Interno Minniti aveva ne eseguiti 3.968. Complessivamente nel 2018 (con il governo Gentiloni per la prima metà dell’anno e il governo Conte per la seconda) ci sono state 6.820 espulsioni. Nel 2017 sotto Gentiloni 6.514. Dal primo gennaio 2019 al 17 febbraio infine sono state 867. Con una media quotidiana che oscilla tra i 17 al giorno del 2017 tutto targato Gentiloni, e i 18 da quando è arrivato il governo pentaleghista. Un aumento netto di un rimpatrio in più al giorno, 365 in un anno. Più o meno quello che serve per riempire un aereo in più, per tornare alla grammatica leghista. La colpa però non è del ministro, se non quella di aver fatto una promessa che forse sapeva irrealizzabile. Non è sua perché, per effettuare un rimpatrio, bisogna essere in due. Vale a dire che il Paese in cui deve essere rimpatriato l’immigrato irregolare deve essere d’accordo. E deve esserlo nel senso che deve aver sottoscritto un accordo internazionale con l’Italia e il suo Parlamento deve averlo ratificato.

Il Marocco ad esempio, uno dei paesi da cui viene una buona parte degli irregolari presenti in Italia, un accordo lo avrebbe anche firmato, ma non l’ha mai ratificato. Il motivo per cui i paesi d’origine dei migranti remano sostanzialmente contro ai rimpatri è anche facilmente comprensibile: le rimesse, cioè i soldi che chi è in Europa riesce a mandare a casa. Cifre, per noi anche minime, che bastano però a mantenere intere famiglie in quei paesi e che contribuiscono a dei Pil sostanzialmente asfittici. Secondo i dati forniti ancora dal Corriere ogni nigeriano invia 11.826 dollari l’anno, un marocchino 2.441, un egiziano 5.081, un senegalese 4.199, un tunisino 3.423, un ghanese 3.137. Prima di questo problema, enorme, c’è poi il problema dell’identificazione, cosa tutt’altro che semplice nel caso di migranti sprovvisti di documenti e che non hanno granché interesse a dire da dove vengono sapendo di poter essere rispediti indietro.

Dulcis in fundo, poi, il costo. Rimandare a casa un irregolare con decreto d’espulsione non è gratis: la stima è di un costo medio di 4mila euro a rimpatrio. Per il 2019 Salvini ha stanziato 1.5 milioni di euro in più, ovvero la copertura per ulteriori 375 rimpatri, confermando la proiezione di quel più 1 al giorno rispetto al governo Gentiloni. Per la cronaca, la percentuale più alta di rimpatri rispetto ai decreti di espulsione degli ultimi 10 anni è stata registrata nel 2012, quando al governo c’era Monti: 25.1%. Seguita l’anno dopo dal governo Letta: 24.5%. Oggi siamo al 18%.

Alessandro Camilli

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