Napoli e ancora Napoli. Da Londra a New York, da Sidney fino a Stoccolma. La capitale partenopea resta indiscussa protagonista all’estero di italianità. Da sempre. E non stiamo parlando della classica napoletanità celebrata in tutto il globo tutta pizza ragù e sfogliatelle. Parliamo di una realtà non troppo lontana, un quartiere della città e di come, ancora oggi, riesca ad essere al centro dell’ attenzione del mondo. Merito di due italiani che, con la penna e la macchina fotografica hanno saputo raccontare un quartiere. Il quartiere e’ l’ormai celeberrimo Rione Luzzatti descritto dalla scrittrice Elena Ferrante e fotografato da Ottavio Selliti. Tutto comincia con la tetralogia della scrittrice italiana più misteriosa. Un po' come con Banksy, della Elena napoletana non si sa molto. Nasconde la sua identità,con ferma determinazione, ma non si fa scrupolo di scrivere e raccontare non solo Napoli, ma tutta la sua italianita’.

Successivamente alla celebrata tetralogia ha infatti firmato una seguitissima rubrica Su The Guardian, tabloid inglese. Una cosa sembra essere sicura, e’napoletana doc e certamente e’vissuta proprio in quel Rione di cui ha raccontato crimini e misfatti, gioie e dolori. Un ritratto dell’umana natura cosi correttamente descritta da fare paura. E dalle immagini delle fotografie di Sellitti come dalle righe dell’Amica Geniale e proprio l’umanita’ piu cruda la vera protagonista. Il buoi modesto dei vicoli fetidi e stretti, la triste geometria dei mattoni grigi, emblema della ricostruzione targata anni 50.

Tutto grida quell’umanitá feroce e istintiva magistralmente descritta e fotografata. Stoccolma ospita la bella mostra di Ottavio Sellitti fotografo italiano che vive e lavora tra Napoli, Berlino e il Sud della Francia e patrocinata dall'Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma. Il reportage, realizzato nel 2016, testimonia cosa resta oggi dei sogni del boom economico: le forme dimesse degli edifici, dei nuovi come di quelli vecchi, le strade, ancora polverose, la vita degli abitanti. Il lettore potrà pertanto comprendere che, così come i luoghi del romanzo che sta leggendo sono gli stessi che attraversa nella sua quotidianità, allo stesso modo le vicende che abitano quelle strade possono essere affini alla sua esperienza di vita.

La «napoletanità» del quartiere (le forme opposte del Vesuvio e dei grattacieli del Centro Direzionale che incombono all’orizzonte, i panni stesi al sole, il fruttivendolo con il suo camioncino) è minima ma presente, per lasciar comprendere come anche in un luogo tanto particolare come la città di Napoli, perdurino e si possano rilevare, in una visione più generale, esattamente gli stessi rapporti e le stesse contraddizioni esistenti nella periferia di Parigi, Berlino o Detroit.

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