Palazzo Chigi, sede del governo italiano

La notizia della settimana non è Zingaretti segretario del Partito Democratico, fatto scontato, anche perché Martina e Giachetti, stavano lì solo per riempire e fare numero. Che il predestinato fosse Nicola, l’esperto politico romano, sodale di quel generone radical chic, che a Roma conta eccome, si sapeva sin dall’inizio, insomma è andata come da copione, direbbe Luca, il fratello, gran bravo attore popolarissimo nei panni del Commissario Montalbano.

Come non è notizia della settimana, la promessa del neoeletto Segretario, sul cambiamento e sul nuovo futuro, della sinistra e del partito democratico, roba già vista e sentita, in tutte le occasioni precedenti. Nel Pd non cambierà niente, resterà quel fulcro catto-comunista, figlio delle ipocrisie Dc e Pci, erede dei pensieri di Dossetti e di quel sant’uomo di Togliatti, che in decenni hanno fatto dell’Italia, un carrozzone da socialismo reale. Insomma, finché nel centrosinistra gireranno quei pensieri, c’è poco da puntare al cambiamento, a un riformismo progressista, liberale e solidale, solo parole da gattopardo, da tutto resti tale e quale. Come non è una notizia la marcia di Milano, sempre gli stessi, marciano da anni e l’Italia per via loro, si è riempita di accoglienza scriteriata e fatta male, di sconosciuti sparpagliati ovunque, di periferie da far west, che generano rabbia, reazione e tanto timore, bel risultato.

Per farla breve, l’unica vera notizia è che è passato un anno dalle elezioni politiche, un anno sprecato e gettato alle ortiche, consegnato ad un patto politico scellerato, pur di non consentire un governo di centrodestra. Il 4 marzo del 2018 non vinsero i grillini, ma il centrodestra, scippargli la possibilità di guidare il Paese fu una mossa catto-comunista alla quale Matteo Salvini non doveva abboccare; del resto, passato un anno, basta vedere e giudicare. Qui non si tratta solo della follia sulla Tav, dello sfascio dei conti, dell’isolamento internazionale, della mancanza di un progetto di Paese, si tratta dell’Italia in mano agli ignoranti, governata da incapaci che ci stanno portando alla deriva. A un anno dal voto non c’è un indicatore positivo, non c’è un cenno di fiducia, non c’è un segnale di rilancio, uno spiraglio per il sud e lo sviluppo di tutto il meridione.

Per farla breve, c’è solo il segno meno. Ecco perché parliamo di dodici mesi bruciati scelleratamente e colpevolmente. Siamo sicuri che se avesse governato il centrodestra, infatti, ben altri commenti avremmo fatto. Questa è la notizia e questa è la domanda che facciamo al popolo leghista, intelligenti pauca.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome