Di Maio e Salvini, "divisi"

Resta alta la tensione sulla Tav, con i timori sulla tenuta della maggioranza gialloverde che, di ora in ora, si fanno sempre più forti. Matteo Salvini, che due giorni fa si è detto "pronto ad andare fino in fondo" perché "l'opera non si può fermare", è tornato ieri su posizioni più concilianti provando a rassicurare gli alleati: "Non farò cadere il governo" ha detto il segretario del Carroccio. Tuttavia, ha poi precisato "serve buon senso". E in ogni caso "la Lega non voterà mai nessun provvedimento per bloccare un'opera pubblica importante". Lunedì, intanto, è la giornata in cui dovrebbero partire i bandi per l'opera in territorio francese: "Partono", ha assicurato Salvini. Parole convinte, le sue, che hanno scatenato il "fuoco di fila" dei parlamentari pentastellati.  "Basta tira e molla, il leader della Lega si assuma tutte le responsabilità politiche e sociali delle sue dichiarazioni" ha sbottato la senatrice Sabrina Ricciardi. "Se Salvini vuole aprire la crisi se ne assumerà tutte le responsabilità di fronte agli italiani ed ai suoi elettori" le ha fatto eco il collega d'Aula Alberto Airola. "Ci vuole serietà. Lo dico agli elettori, cosa sarebbe successo se avessi messo in discussione la legittima difesa e altri provvedimenti in quota Lega? Vi sareste arrabbiati, per questo c'è disappunto tra di noi", ha osservato il vicepremier e capo politico dei 5Stelle Luigi Di Maio evidenziando: "Non si rischia il governo per cambiare il Contratto". "Come M5S abbiamo accettato provvedimenti che non ci facevano impazzire, ma lo abbiamo fatto per lealtà e ci aspettiamo lo stesso comportamento dalla Lega e da Salvini" è stato l'auspicio del leader grillino. Insomma, un "braccio di ferro" continuo, con le parti che appaiono distanti e quasi al limite della rottura. Nel frattempo, mentre Carroccio e Movimento continuano a dirsele e, a livello politico, i contatti tra il governo italiano e la Commissione Ue proseguono sotto traccia, sono emersi, ieri, un po' a sorpresa, i dettagli di uno studio riservato commissionato da Bruxelles sul corridoio Mediterraneo. Si tratta di un dossier che promuoverebbe la Torino-Lione evidenziandone addirittura i vantaggi. La novità sta nel fatto che tra chi lo ha redatto, ci sarebbe anche la Trt, vale a dire la società milanese presieduta da Marco Ponti, il capo del pool di esperti che ha redatto l'analisi costi-benefici per conto del ministero dei Trasporti che ha invece bocciato l'opera. Dal Mit, però, ci si è affrettati a chiarire che il documento non è stato firmato e non è a conoscenza di Ponti: "Lo studio riservato sul Corridoio Mediterraneo, commissionato dalla Ue, ha visto una partecipazione solo marginale della società Trt, presieduta dal professor Marco Ponti". Il professore, è stato ribadito, "non solo non ha firmato la ricerca, ma non ne conosce in alcun modo i contenuti".

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