Per ricordare i 170 anni della morte di Anita Garibaldi è nato in Romagna un tour garibaldino, un percorso tra musei civici, pinacoteche e case museo dove sono esposti dipinti, sculture e documenti storici che celebrano i personaggi più significativi del Risorgimento romagnolo, da Giovanni Pascoli a Vincenzo Monti, da Pietro Mascagni ad Alfredo Oriani.

Un percorso che può cominciare da Mandriole, in provincia di Ravenna, alla Fattoria Guiccioli dove Anita emise l’ultimo respiro, il 4 agosto 1849, dopo una rocambolesca fuga durata oltre un mese che diede poi origine alla Trafila Garibaldina, che coinvolse numerose famiglie della zona. Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva, meglio conosciuta come Anita Garibaldi, detta anche "l'Eroina dei Due Mondi", era nata a Morrinhos, una frazione di Laguna, Stato di Santa Caterina, figlia del mandriano Bento Ribeiro da Silva, detto "Bentòn", e di Maria Antonia de Jesus Antunes.

La coppia ebbe tre figlie e tre figli. Garibaldi le attribuì il diminutivo spagnolo Anita. Sposatasi per imposizione famigliare a un calzolaio di Laguna, Manuel Duarte de Aguiar all’età di 14 anni, Anita partecipò alla rivolta farroupilha, ossia la rivolta degli straccioni. Quattro anni dopo, il 22 luglio 1839, i rivoluzionari conquistarono momentaneamente la città e gran parte degli abitanti di Laguna si recò in chiesa per intonare un "Te Deum" di ringraziamento al Signore.

Fu in quella occasione che Anita vide per la prima volta Giuseppe Garibaldi. Il giorno dopo lui pronunciò la famosa frase detta in italiano: "Devi essere mia". Da quel momento, dopo aver abbandonato il marito, Anita sarà la compagna di Garibaldi, la madre dei suoi figli e la protagonista di tutte le sue battaglie. All'inizio del 1840, nello scontro di Curitibanos, Anita cadde prigioniera delle truppe imperiali brasiliane ma il comandante le concesse di cercare il cadavere del marito sul campo di battaglia: Anita, approfittando della distrazione delle guardie, afferrò un cavallo, fuggì e raggiunse Garibaldi a Vacaria, nel Rio Grande do Sul. Il 16 settembre 1840 nasce il loro primo figlio al quale danno il nome di Domenico, ma che verrà sempre chiamato Menotti, in onore del patriota modenese Ciro Menotti.

Nel 1841 Garibaldi e Anita si trasferiscono a Montevideo dove rimarranno sette anni. Il 26 marzo 1842 i due si sposano nella parrocchia di San Francesco d'Assisi. Negli anni successivi nascono Rosita (1843) che morirà a soli 2 anni, Teresita (1845) e Ricciotti (1847), quarto e ultimo figlio. Nel 1848, alla notizia delle prime rivoluzioni europee, Anita con Teresita e Ricciotti s'imbarcano per Genova per spostarsi in seguito a Nizza dove vengono ospitati dalla madre del generale. Garibaldi raggiunge Anita imbarcandosi su un altro bastimento qualche mese più tardi.

Con la Repubblica Romana, Anita raggiunge il nizzardo. Oramai sopraffatti dai francesi, il 4 luglio 1849 i garibaldini si dirigono verso Venezia, che ancora resiste agli austriaci. Sebbene inseguito dai corpi di spedizione di quattro eserciti inviati dalla Francia, dalla Spagna, dall'Austria e dal regno delle due Sicilie, Garibaldi riesce a condurre in salvo i suoi uomini nel territorio "straniero" di San Marino, dove scioglie la sua brigata di volontari. Anita è febbricitante, ma sebbene incinta ha seguito il marito a cavallo. Lo segue anche nella cavalcata verso Cesenatico. Quando vi giunge è divorata dalla febbre. Garibaldi con duecento seguaci cerca di raggiungere con 13 bragozzi Venezia, che ancora resiste. All'altezza della Punta di Goro le navi austriache gli impediscono di proseguire. Alcune barche si arrendono, altre si avvicinano a terra. Tra queste quella di Garibaldi e Anita, che cercano di sfuggire agli austriaci.

Nelle valli di Comacchio la consorte di Garibaldi perde conoscenza; viene poi trasportata su una piccola barca e adagiata su un materasso e poi condotta presso la fattoria Guiccioli dove muore. La sua salma venne più volte trasferita sino alla definitiva collocazione nel basamento del monumento equestre eretto in suo onore sul Gianicolo. Il giro romagnolo comprende la fattoria Guiccioli che ospita oggi una moderna esposizione di cimeli e ricordi legati alla Trafila garibaldina in terra di Romagna, tra cui il Cippo di Anita che si erge in ricordo dell'eroina presso la Landa della Pastorara ad alcune centinaia di metri dall'edificio. A Ravenna si può andare a vedere il Capanno di Garibaldi, costruito nel 1810 a uso caccia: accolse l’Eroe dei Due Mondi in fuga dagli austriaci il 6 agosto 1849. Eccoci quindi a Forlì dove è stata allestita la mostra "Ottocento. L’arte dell’Italia tra Hayez e Segantini" ai Musei San Domenico.

Si può anche visitare il Museo del Risorgimento, ospitato nel settecentesco Palazzo Gaddi, che conserva i cimeli dei patrioti Piero Maroncelli, Achille Cantoni e Aurelio Saffi. La Pinacoteca Civica merita una vista per la Collezione Piancastelli, con 220.000 pezzi e 50.000 volumi dove sono descritti tutti i personaggi e i dettagli del Risorgimento romagnolo, mentre Villa Saffi, dove nacque il patriota e politico Aurelio Saffi, è oggi una interessante casa-museo. Si può quindi passare a Faenza al Museo del Risorgimento e dell’Età Contemporanea dove si possono vedere i ritratti di Aurelio Saffi e di Camillo Cavour, dipinti in maiolica da Angelo Marabini e un busto in terracotta raffigurante Giuseppe Mazzini, realizzato da Domenico Baccarini, firmato e datato 1900. Sempre a Faenza merita una visita il Museo delle Ceramiche e alla Pinacoteca Comunale, il più antico istituto museale della Romagna, fondato nel 1796. Si passa quindi a Modigliana, terra di grande importanza risorgimentale con la Pinacoteca Comunale che ospita i ritratti di Garibaldi e di Don Verità realizzati da Silvestro Lega.

Lo stesso don Giovanni Verità, che aiutò Garibaldi nella fuga, ha una sua casa-museo colma di cimeli e ricordi. Qui c’è anche una mostra dedicata alla resistenza partigiana nella zona. Non può mancare un giro nella bella Ferrara con il suo Museo del Risorgimento e della Resistenza, ricco di materiale e Palazzo Massari che ospita il Museo Giovanni Boldini con più di sessanta dipinti del grande pittore della Belle Epoque. Si va quindi a Cesena a visitare la settecentesca Villa Silvia-Carducci con la camera da letto in cui soggiornò il poeta e scrittore e il "Giardino Letterario" dove la nobildonna Silvia Pasolini Zanelli creò il salotto buono della cultura romagnola con gli scrittori Nazzareno Trovanelli, Antonio Messeri, Paolo Amaducci, i musicisti come Balilla Pratella, Achille Turchi, Federico Sarti, il celebre cantante lirico Alessandro Bonci e soprattutto Giosuè Carducci. La Casa Museo di Renato Serra, sempre a Cesena, raccoglie cimeli, arredi originali dell'epoca e opere di artisti cesenati, romagnoli e italiani tra i più significativi dell'Ottocento.

Ad Alfonsine, nel ravennate, si può visitare la Casa Museo del poeta Vincenzo Monti che ospita il Centro Visita della Riserva Naturale speciale di Alfonsine, realizzato per illustrare il paesaggio della Bassa pianura ravennate e una mostra ornitologica composta da oltre duecento esemplari imbalsamanti. Da lì si va a Bagnara di Romagna al Museo Pietro Mascagni che conserva oggetti personali del compositore, fotografie con dedica, un pianoforte e un importante epistolario di 4.600 lettere. Nuovo viaggio a Casola Valsenio, alla Casa Museo di Alfredo Oriani, in cui lo scrittore trascorse gran parte della sua vita e scrisse tutte le opere. A Lugo di Romagna vale la pena visitare la Casa Museo Gioacchino Rossini, abitata dal padre del compositore fino al 1790. Infine a San Mauro non si può perdere Casa Pascoli con tutta la storia del grande poeta che segnò la vita culturale del secondo Ottocento del giovane stato italiano.

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