“Corleone“. Parigi. Ottavo arrondissement. Vicino, anzi vicinissimo ai monumenti della Parigi classica, Arco di Trionfo, torre Eiffel. Un ristorante italiano come tanti a Parigi. Chiamato con lo stesso nome del paesello siciliano conosciuto nel mondo solo per aver dato i natali a mafiosi e boss spietati. E fino a qui nulla di strano. Ma accanto al nome marcato in bianco sul verde dell’insegna una scritta recita…di Lucia Riina. Non è un'omonima e certamente non teme la pubblicità… È proprio lei. Lucia Riina, figlia di Ninetta Bagarella e Totò Riina.

Il famigerato boss dei boss della mafia siciliana, a capo della cupola malavitosa per anni. Soprannominato la Bestia a causa della sua crudeltà. Salvatore Riina è stato un criminale impenitente che non solo ha assassinato i suoi rivali criminali con una violenza senza precedenti negli anni '80 e '90, ma che ha anche preso di mira pubblici ministeri, giornalisti e i giudici che hanno cercato di mettersi sulla sua strada. Si ritiene che sia stato responsabile della morte di centinaia di persone, tra cui un ragazzo di 13 anni che è stato rapito, strangolato e dissolto in acido. Riina stava scontando 26 ergastoli quando morì di cancro nel novembre 2017. Un nome di peso, che fa scalpore e ricorda le pagine più tristi della cronaca del nostro paese. Certe storie però, non basta raccontarle. Bisogna andarci in quel ristorante, respirarne l’odore, guardare in faccia chi e’ li per mangiare, cercare di capire chi ci lavora e perché…

Detto fatto, Parigi non è lontana da Bruxelles, meno di due ore di treno. Sul sito che pubblicizza il ristorante si consiglia di prenotare perché c'é il rischio che sia tutto pieno. Ed io prenoto, a pranzo per due persone. Mentre raggiungo la meta cerco di fare ordine nella mia testa e cerco di convincermi che è solo per raccontare questa storia che sono qui… Non è semplice. Sono tollerante ma ripudio profondamente l’idea di alimentare profitti e procurare guadagni anche solo in minima parte a chi ha avuto a che fare con la mafia. E i figli di Riina, sembrano essere non solo fieri del passato del padre, ma arroganti nel difenderne la memoria. Sia chiaro li capisco. Un padre è sempre un padre nonostante tutto. Ma se non volevano discostarsi e unirsi al coro di disapprovazione per l’operato del genitore, almeno avessero adottato il silenzio. Invece no. Anzi, il nome del padre diventa un brand che sforna luoghi e oggetti da rivendere, business allo stato puro…

Assorta nei dubbi sento qualche remora, un po' mi pesa lasciare dei soldi alla figlia del mafioso autore della strage di Capaci. Ma ora nessun ripensamento. Mi dirigo verso il ristorante. Non sono sola, quando lavoro amo esserlo ma, per questo pezzo, mi sono detta devo avere un interlocutore che mi distragga. Che un po freni la prevedibile rabbia e il dolore di vedere ostentato un nome che ha causato morte e distruzione… Mi faccio coraggio e entro. Gentilissimi, come ampiamente raccontato nelle recensioni, i camerieri mi accompagnano al tavolo. L’ambiente è accogliente, i colori alle pareti caldi e…di buon gusto. Lentamente scivolo nella routine di un pranzo che deve sembrare normale.

Lucia Riina, si definisce pittrice e imprenditrice. La figlia minore del defunto mafioso Salvatore "Totò" Riina, ha stampato non solo il nome ma anche il suo tocco di artista nel contestatissimo ristorante. I suoi quadri appesi alle pareti attirano subito l’attenzione. Colori sgargianti e tema classico. Una donna con neonato circondati da limoni e arance. Sembra un vestito di Dolce e Gabbana stampato su tela… "Scopri la vera cucina italo-siciliana in un luogo accogliente ed elegante", recita l’annuncio sulla pagina facebook. Ed è vero l’ambiente e caldo e piacevole. Mentre sfoglio il menu cercando il piatto meno caro, incrocio i visi sorridenti di altri commensali. Chiacchierano, mangiano e bevono normalmente. Ordino una pasta e un bicchiere di vino. Tutto normale tutto come se fosse un pranzo come tanti… E mentre mangio, proprio questo pensiero mi balza nella testa.

Questo è un ristorante italiano, normale, come tanti. Nulla di speciale se non la geniale idea di averlo firmato con un nome famoso, tristemente famoso. E allora mi spiego la notorietà, la lista d’attesa e tutto il clamore intorno a questo ristorante. Il vero problema non è Lucia Riina… né il padre che è morto scontando la sua pena. Il vero problema siamo noi… Curiosi e morbosi. In cerca di notorietà sui social. Il vero problema è che viviamo per “raccontarci” e farci pubblicità e ci siamo dimenticati il sapore delle cose. Troppo presi e occupati a scattare la foto perfetta da pubblicare su Instagram… Mi sale un po il magone ingoiando l’ultimo boccone… Chiedo il conto, nessun caffè, ho fretta di tornare a casa. Arrivederci Parigi. Addio Lucia Riina. Ciò che rappresenti adesso so come cancellarlo, distruggerlo… E spero anche chi mi legge…

Margareth Porpiglia

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