Di Maio e Salvini, "divisi"

Annunciato, atteso, previsto: il temporale, alla fine, è arrivato. E la maggioranza gialloverde, dopo la Tav, è tornata a spaccarsi anche sul tema della "Via della Seta". Continua a tenere banco, in queste ore, all'interno della squadra di governo, il discusso patto commerciale con la Cina. "Nel governo c'è totale accordo", si è affrettato a spiegare il vicepremier Luigi Di Maio, aggiungendo che l'accordo con il Paese della Grande Muraglia "non deve essere visto come una nuova alleanza geopolitica".

Di tutt'altro parere l’alleato di governo e segretario del Carroccio Matteo Salvini, il quale ha mostrato di pensarla in maniera diversa rispetto al leader politico dei 5Stelle: "il memorandum non è un testo sacro, non sono i dieci comandamenti. Per quello che mi riguarda e che riguarda altri ministri, tutto è perfettibile" ha ammesso l’inquilino del Viminale. Per poi rincarare la dose: "da ministro dell'Interno è mia esclusiva e totale competenza garantire la sicurezza dei dati sensibili italiani quindi se ci fosse anche solo il lontanissimo dubbio che certe acquisizioni compromettono la sicurezza italiana, da parte del ministero dell'Interno ci sarà un secco no".

Con il memorandum, ha sostenuto, invece, Di Maio "si comincia a prendere i prodotti italiani e a portarli in Cina". "L'intesa che firmerò come ministro dello Sviluppo economico assieme al presidente cinese - ha proseguito il ministro del Lavoro dando praticamente la cosa come già fatta - servirà anche ai porti del Sud". E soprattutto, ha aggiunto "porterà nuove occasioni di sviluppo in porti come quelli di Taranto, dunque è una grande opportunità per le nostre imprese. Tante partnership e occasioni di lavoro in Cina per le nostre aziende che significa portare il Made in Italy nel mondo". Più cauto Salvini il quale ha preferito spostare l'accento sul nodo della sicurezza: "Io prima di permettere a qualcuno di investire sul porto di Trieste o Genova ci penso, non una, ma cento volte".

"Se fosse un investitore americano direi di sì, ma se c’è una potenza che ancora sovrappone economia a politica, anzi formalmente un Paese in via di sviluppo...", ha aggiunto, laconico, l’esponente leghista. "Ogni investimento in settori strategici necessita la massima prudenza" ha poi concluso. Nel frattempo, sull'accordo commerciale e le polemiche che ne sono derivate, si registra il "raffreddamento" da parte degli industriali italiani.

"Il nostro è un Paese che guarda al mondo e non possiamo avere corsie privilegiate con nessun paese; in particolare la dotazione infrastrutturale del paese deve essere un patrimonio dell'interesse nazionale e non oggetto di accordi bilaterali con nessuno" è stato il commento del presidente nazionale di Confindustria, Vincenzo Boccia, ieri, a Matera, mentre per Renato Brunetta, deputato e responsabile della politica economica di Forza Italia: "la Via della Seta è una grande occasione, ma mal gestita da questo Governo".

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