L'accordo mafia-'ndrangheta che sta dietro l'omicidio del magistrato di Cassazione Antonino Scopelliti, come evidenzia la nuova inchiesta della Dda di Reggio Calabria, sarebbe proseguito anche dopo, nell'attacco allo Stato portato tra il 1993 ed il 1994 in quella che fu definita la stagione delle "stragi continentali" con gli attentati di Firenze, Milano e Roma. Sempre la Dda di Reggio Calabria, infatti, ha portato a termine un'inchiesta, adesso arrivata in fase processuale, dalla quale è emerso che la 'ndrangheta fu protagonista, al pari della mafia, di quella stagione. Nell'inchiesta, denominata "'Ndrangheta stragista", sono imputati il capo mandamento del rione Brancaccio di Palermo Giuseppe Graviano, fedelissimo di Toto' Riina, e Rocco Santo Filippone, legato alla potente cosca di 'ndrangheta dei Piromalli di Gioia Tauro, ritenuti i mandanti degli attentati ai danni dei carabinieri compiuti nel 1994 a Reggio Calabria.

A 27 anni dal delitto, la Procura distrettuale di Reggio Calabria, scrive Repubblica, ha indagato 17 tra boss e affiliati a cosche siciliane e calabresi, tra cui il superlatitante Matteo Messina Denaro. Il patto tra cosche fu firmato anche per eliminare Scopelliti, che doveva rappresentare l'accusa nel primo maxiprocesso alla mafia siciliana. Il caso si riapre dopo le dichiarazioni del pentito Maurizio Avola, che ha fatto ritrovare nelle campagne siciliane il fucile calibro 12 utilizzato dal commando entrato in azione a Villa San Giovanni. Ai 17 indagati, con l'eccezione di Messina Denaro, è stato recapitato un avviso di garanzia e giovedì prossimo i pm conferiranno un incarico tecnico per esaminare fucile e cartucce ritrovati dalla polizia.

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