Carlo Ancelotti, allenatore del Napoli (da YouTube)

Da Mergellina al Vasto, dal Vomero alla Sanità, dal mare verde a Rivafiorita al mare del porto un po’ cinese, fermenti lattici e poco calcistici a campionato fermo, ma grazie a Galileo la terra va, si muove, eppure si. Napoli teatrale. In scena Isco, Isca e ‘o Malamente.

La campagna acquisti è cominciata e non pettineremo bambole. Perché abbiamo un tesoretto di 119 milioni e il debito di bilancio è irrisorio, meno 6,4. Si susseguono i summit di De Laurentiis, summit iniuria verbis, con collaboratori vicini e lontani. Castelvolturno è tutto uno stormire di foglie dove non si muove foglia che Aurelio non voglia. Sono loro, sono in tanti, Aurelio, Luigi, Edo, Ancelotti, Giuntoli, Chiavelli, che ragionano di notte, si incontrano di giorno, senza paura dei giornalisti, dei linotipisti, sono ottimisti, sono i nuovi pensieri.

Come ai tempi di Benitez si va a pescare nel Real Madrid. Si getta un amo da 50 milioni per Isco. Lo vuole Ancelotti. Aurelio, mormora l’allenatore, mentre alza il sopracciglio su un occhio, per la tua piccolina non compri mai un balocco. A primavera s’apre la partita, i concorrenti fanno fiamme e fior, per vincere ci vogliono i campioni. Isco, sei tu la stella, sei tu l’amore. Corrono i brividi del rinnovamento.

E Casemiro, no? E Marcelo, no? Vivere senza malinconia, senza più autarchia, senza rimpianti e giovani vaganti, cogliere il più bel fiore. Così nasce il Napoli del futuro. Chissà, chissà domani, su che cosa metteremo le mani. La città freme, fiuta la svolta. Agata, stupisci. Aurelio è Aurelio e Ancelotti è il suo profeta. Basta con i prospettici, gli ipotetici e i futuribili. È stato bello sognare, un grande team sincero e un felice futuro. Il momento è questo. Una squadra forte, solida, vincente subito. Una squadra di campioni e non ci sono paragoni.

Aurelio avrebbe detto una volta: Veretout o falso? Vero. Un Napoli nuovo senza Sarri che il mare ha consumato. Un Napoli ancelottiano con Isco, Casemiro, Marcelo e Lozano. Con l’olandese Ake. Il popolo sogna. Basta con i secondi posti, i terzi incomodi e i quarti ‘e luna. Cambiano anche gli slogan di Castelvolturno. Cancellato spero, promitto e iuro, faccio un Napoli futuro (De Laurentiis).

Campeggia lo slogan di Ancelotti: vincere non è un fatto occasionale, è l’unica cosa che vale. Basta con le belle ballerine, avanti un Napoli maschio, Isco e me ne infischio. Ci vuole un fisico bestiale, una squadra con occhi di tigre e code di leopardo. È finito il tempo dei Camaleonti (applausi di gente attorno a me). La grande bellezza è morta in una camera d’albergo a Firenze. Si lavora a una squadra tosta, un’ora soda ti vorrei, con campioni già pronti, una squadra esagerata di quelle che non perdi mai. Un cambiamento vero, forte, profondo, fors’anche traumatico (un trauma che si chiama desiderio). È stato bello, apprezzato e applaudito il giardino dei finti contini.

Ora ci vogliono i baroni per comandare e vincere. Il campionato è fermo, ma il Napoli si muove. Sonda, annusa, contatta, tratta e ritratta. È Ancelotti che traccia il solco ed è Aurelio che lo riempie. Chiesa, Barella e compagnia bella. Il Napoli prossimo venturo sarà un caro armato. Le squadre anema e core non tirano più e la tradizione sentimentale si è esaurita. Pragmatismo, cinismo, averroismo, concretismo, dirigismo. In una parola, ancelottismo. Non più nudi alla meta.

Mimmo Carratelli

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