Dopo oltre 400 anni di ragionevole ortodossia, il rinomato tempio di Kodaiji - fondato nel 1606 a Kyoto, l’antica capitale del Giappone - cede alla modernità e introduce nei riti della scuola Rinzai-shū del Buddismo Zen un discepolo robotico incaricato a condurre i fedeli verso il satori, l’illuminazione improvvisa.

Il nuovo maestro si chiama Mindar, è alto 195 cm, pesa 60 kg ed è fatto principalmente di silicone e alluminio. Le sue fattezze dovrebbero richiamare quelle di Kannon, la dea buddista della compassione, per quanto siano calcolatamente androgine di modo che i visitatori al Tempio possano interpretare come meglio credono il suo genere. L’androide è stato creato in collaborazione con la facoltà di "robotica intelligente" dell’Università di Osaka.

Per rendere più naturale il dialogo, Mindar muove gli occhi, mani e torso. A necessità, porta le mani insieme in segno di preghiera. Una telecamera miniaturizzata all’interno del bulbo oculare sinistro permette all’androide di identificare i suoi interlocutori e di guardarli negli occhi mentre presenta una lezione basata sul "Sutra del cuore", un testo fondamentale del buddismo sulla dottrina della "vacuità", la insostanzialità di tutti i fenomeni e l’irrealtà del "reale". La dottrina è considerata pressoché incomprensibile da molti, ma si considera che proprio la difficile comprensione possa portare all’illuminazione, come nel caso dello studio degli enigmatici kōan - sorta di problemi senza soluzione razionale - un’altra pratica caratteristica dello zen Rinzai-shū. È una ricerca che fa scomparire i pensieri e così svaniscono anche i bisogni dell’io…

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