In Ambasciata a Montevideo: riunione con gli archtetti incaricati di progettare il nuovo consolato italiano (foto Twitter)

Sono ancora poche le informazioni disponibili sulla promessa del progetto di costruzione del nuovo Consolato di Montevideo anticipata lo scorso 7 marzo in un evento alla Casa degli Italiani.
L’immobile, come hanno annunciato il sottosegretario agli Esteri Ricardo Merlo e il direttore del Dipartimento italiani nel mondo della Farnesina Luigi Maria Vignali, dovrebbe sorgere all’interno della mastodontica e inutilizzata per la collettivitá residenza dell’Ambasciata italiana
Affermano e giurano che sarà la soluzione definitiva al problema dei servizi consolari nel Paisito.
Ma sarà davvero così? Se lo chiedono in tanti in Uruguay.
Nel frattempo, l’Ambasciata dovrebbe affittare subito una nuova sede temporanea in grado di “alleggerire il carico di lavoro in attesa della costruzione” anche se questa scelta precaria presa così in fretta genera forti dubbi sul suo effettivo valore e potrebbe essere del tutto controproducente.
Per quanto riguarda il progetto di costruzione, tutto quello che sappiamo fino ad ora sono solo un paio di foto pubblicate su Twitter da Luigi Maria Vignali nel giorno della sua visita in Uruguay. “In #Ambasciata a #Montevideo: riunione con gli architetti incaricati di progettare la nuova struttura #consolare #italiana.
Vogliamo offrire alla nostra grande collettività in #Uruguay una nuova sede, più funzionale e in grado di offrire #servizi consolari rapidi e #digitalizzati” scrive nel tweet.
A parte l’abuso fastidiosissimo di hashtag, Vignali mostra 3 foto del progetto che -anche se non dicono molto- possono comunque far trapelare qualcosa di una “struttura di 650 metri quadrati” divisa in due piani.
Cosa cambierebbe realmente rispetto all’attuale ufficio della Cancelleria consolare?
Ben poco a quanto pare dato che il problema principale degli spazi per il pubblico sembra non preoccupare più di tanto nei proclami trionfalistici di Merlo e compagni.
Nella sala d’attesa dell’ufficio cittadinanza -il servizio più richiesto insieme ai passaporti- c’è decisamente poco spazio per il pubblico. Si vedono a malapena 6 sedie.
Il controllo sicurezza è invece gigante quasi come se l’Uruguay fosse una pericolosa zona di guerra.
Dunque, cosa cambierà?
Servono davvero due piani?
I 650 metri quadrati sono tanti ma il punto fondamentale è capire come verranno distribuiti.
Serviranno solo ad ingrandire gli uffici dei capi rispetto a quelle che sono considerate le vere urgenze?
Se si decide di spendere una volta per tutte perché non intervenire per migliorare l’attenzione ai cittadini?
A giudicare dalla foto pubblicata lo scenario è chiarissimo con un grande ufficio al piano superiore per il “capo cancelleria / console” e sotto l’ufficio cittadinanza.
A proposito: ma allora Montevideo tornerà ad essere un consolato o rimarrà cancelleria consolare?
Altro aspetto, questo, non chiarito e che implicherebbe notevoli differenze.
“Il nostro obiettivo” -ha risposto Vignali alla Casa degli Italiani restando sempre nel vago- “è farlo diventare un consolato, io ne sono assolutamente convinto, ma ci vuole tempo. Con un investimento del genere è difficile che possa restare solo una cancelleria”.
Chiaramente, agli italouruguaiani preoccupa molto di più la difficoltà di ottenere un appuntamento con prenota on line rispetto alle definizioni burocratiche che giungono da Roma.
Tuttavia, le differenze semantiche significano ottenere risorse e disponibilità molto diverse che non si esauriscono solo nell’avere un console di carriera (con uno stipendio più alto) rispetto al capo di una cancelleria.
Altra grande incognita è il tempo previsto per l’effettiva realizzazione dei lavori (sempre se partiranno).
“Ci vorrà tempo. Non voglio dire quando ma spero in un anno o in un anno e mezzo” ha detto Merlo riconoscendo che “in Italia la politica è imprevedibile”.
Ma cosa succederà in caso di caduta del governo giallo-verde? Finirà tutto nel dimenticatoio?
Il tema dei servizi consolari è da anni la principale preoccupazione dei cittadini italiani in Uruguay.
Sorprende però questo silenzio quasi rassegnato del Comites, l’organismo che dovrebbe rappresentare la comunità e che invece è moribondo e profondamente diviso al suo interno.


Che senso ha continuare su questa strada?
I membri dell’esecutivo hanno denunciato l’ambasciatore Gianni Piccato per la “mancanza di informazioni ufficiali” al riguardo.
Indipendentemente dai soliti e cronici silenzi dell’ambasciatore a cui siamo ormai abituati ( “ma come si permettono questi pennivendoli di contrastare le mie decisioni? Mica devo dare loro spiegazioni…..”) forse non è giunto il momento di fare qualcosa al riguardo?
E le associazioni cosa dicono?
Rassegnate, dimenticate e mai consultate dalle istituzioni italiane negli ultimi anni…
Tutto tace quaggiù.
Il progetto del nuovo consolato immaginario targato Merlo lascia solo tantissimi dubbi: come mai tutta questa fretta?
E i progetti di altri architetti ( due ) presentati a suo tempo che fine hanno fatto?
Perché ricordiamolo, ogni progetto ha un costo….
Allora, ripetiamo: che fine hanno fatto gli altri progetti???
Quanto sono costati????
Ha, giá, sono “soltanto" soldi dei contribuenti….
Dei connazionali, nostri, non degli italiani che vivono in Italia…
Allora, chi ha scelto quest’ultimo progetto?
Oppure é stato visionato soltanto quest’ultimo?
Caduto dall’alto?
Vogliono farci credere, improvvisamente, che dopo anni di tagli pesantissimi e indiscriminati c’è stato un cambio di rotta alla Farnesina?
E a cosa si deve questa inattesa generosità italiana dopo anni di umiliazioni?
Cosa si nasconde insomma dietro l’incredibile storia del nuovo consolato di Montevideo?
Detto con parole più chiare: chi ci dovrà guadagnare da questo investimento milionario dello Stato italiano in Uruguay?
Non sarebbe piú logico cominciare ad assumere personale per sbrigare piú velocemente le pratiche consolari?

di Matteo Forciniti

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