Di Maio e Salvini, nervi tesi sulla flat tax

Ci risiamo. Prima il caos banche, poi l'alleanza della Lega con l'ultradestra francese (in vista delle Europee). Ora il "capitolo fisco". Non sembra esserci pace nel governo gialloverde. Questa volta a far discutere Lega e 5Stelle è il tema della cosiddetta "flat tax". A chi gli chiede come riuscirà a convincere i pentastellati a inserire la riforma fiscale nel Def, il vicepremier e leader del partito di via Bellerio Matteo Salvini replica, serafico: "E' nel contratto di governo. Non serve a Salvini, ma agli italiani". Noi, rincara la dose il vicepremier "abbiamo sostenuto il reddito di cittadinanza, ora pretendiamo lo stesso rispetto dal M5S anche sul tema fiscale". Immediata la risposta dei grillini. Ed è di quelle piccate: "Noi siamo sempre stati leali, chi lo è stato meno è la Lega". Per la verità, sulla questione flat tax, Di Maio e compagni non hanno mai detto di non volerla, bensì, è stato fatto notare: "abbiamo affermato che non bisogna fare facile campagna elettorale su certe misure, perché sono ambiziose e costano. D'altronde è stata la Lega a dire che costa 12 miliardi di euro". Ma "ci stiamo lavorando seriamente da mesi. Abbiamo valutato i costi e i benefici e una riduzione fiscale porta sicuramente più benefici che costi" ha sbottato Salvini, provando a chiarire la questione. "E come noi rispettiamo e approviamo quello che c'è nel contratto e che magari non è nel Dna della Lega, e penso al reddito di cittadinanza, altrettanto rispetto sul tema fiscale lo pretendiamo dagli altri", ha aggiunto invocando il rispetto dei patti. Su Quota 100, invece, Salvini ne ha avuto anche per controbattere alle perplessità manifestate, a suo tempo, dal viceministro all'Economia, Laura Castelli (M5S) che aveva parlato di "misura transitoria e migliorabile". "Quota 100 ha nel suo obiettivo più importante quello di aprire spazi di lavoro stabile per i giovani quindi mi rifiuto di pensare che ci sia qualcuno contro i giovani che iniziano a lavorare", ha rimarcato il ministro dell'Interno. "Da qui al 26 maggio - ha poi aggiunto nel tentativo di smorzare i toni - parlerò solo di cose da fare e mi riprometto di non rispondere a nessuna polemica o a nessuna vera o presenta sui quotidiani. Io bado ai fatti e mi cucio la bocca". Ma intanto la frittata è già stata fatta. A quando il prossimo litigio?

Stefano Ghionni

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