"Disattese le promesse del governo gialloverde. Gli italiani all'estero trattati a pesci in faccia. In campagna elettorale Lega e 5 stelle promettevano: la pensione minima aumenterà a 780 euro per tutti. Ma da speranza si è trasformata in una spiacevole illusione per i nostri connazionali all'estero ai quali invece la pensione minima non verrà aumentata” dichiarano i parlamentari PD eletti in Europa, la senatrice Laura Garavini, e i deputati Angela Schirò e Massimo Ungaro.

“L'aumento della pensione minima a 780 euro previsto da questo Governo – che sarebbe stato un toccasana per tante famiglie in stato di povertà - non solo è stato subordinato ai redditi ma anche alla residenza in Italia: almeno 10 anni in totale di cui 2 consecutivi e immediatamente precedenti la presentazione della domanda. Esclusi quindi – annotano i tre parlamentari – tutti i pensionati dell'Inps residenti all'estero, che potenzialmente avrebbero potuto aver diritto all'aumento perché poveri, per il semplice motivo che non possono ovviamente far valere i due anni consecutivi di residenza in Italia immediatamente prima della presentazione della domanda”.

“Sono circa 38.000 le integrazioni al minimo e le maggiorazioni sociali pagate all'estero dall'Inps”, ricordano Garavini, Schirò e Ungaro. “Il trattamento minimo della pensione – che quest'anno sarà pari a 513 euro per coloro che ne hanno diritto – è ancora pagabile all'estero nei Paesi extracomunitari, mentre non è più esportabile ed erogabile nell'Unione europea. Si ricorda che la pensione minima è quello strumento economico – previsto dalla legge n. 638/1983 – con il quale vengono aiutati quei pensionati con un trattamento pensionistico non sufficiente a garantire loro una vita dignitosa. Per migliaia di nostri pensionati residenti all'estero la pensione minima, concreto e unico mezzo di sostentamento, è comunque subordinata ai redditi familiari e all'importo della pensione estera”.

“Certamente – concedono i parlamentari Pd – si può sostenere che la pensione di cittadinanza di 780 euro è una prestazione assistenziale di integrazione del reddito familiare e non dell'assegno pensionistico. Ma allora – concludono - "l'eliminazione della povertà", di cui parla il vice-premier Di Maio, è un concetto che vale solo per gli italiani residenti in Italia oppure, come affermato recentemente con tanta magniloquenza dal Sottosegretario Ricardo Merlo "non c'è differenza tra italiani in Italia e italiani all'estero". A noi sembra che per questo Governo la differenza c'è, eccome".

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