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Julian Assange è stato arrestato a Londra. Il giornalista australiano che ha fatto tremare le alte sfere di mezzo mondo con il suo sito Wikileaks, viveva da rifugiato nell'ambasciata dell'Ecuador dal 2012.

Appena il governo di Quito ha deciso di revocare la concessione dell'asilo, sono entrati in azioni gli uomini di Scotland Yard, che, in borghese, lo hanno portato via dalla sede diplomatica con le manette ai polsi.

Immediatamente Wikileaks ha accusato l’Ecuador di aver "revocato illegalmente l'asilo in violazione del diritto internazionale", puntando il dito contro la Cia e ricordando che Assange “ha vinto numerosi premi di giornalismo ed è stato nominato per il Nobel per la pace dal 2010”.

A difesa di Assange è intervenuta Mosca. Il Cremlino auspica che “i suoi diritti siano rispettati”. Mentre l’Ecuador assicura che “non sarà estradato dove c'è la pena di morte”, il sottosegretario italiano agli Esteri, Manlio Di Stefano, commenta: “Una inquietante manifestazione di insofferenza verso chi promuove trasparenza e libertà come Wikileaks. Amici britannici, il mondo vi guarda, l'Italia vi guarda. Libertà per Assange”.

 

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