Le vicende giudiziarie che hanno investito i sottosegretari leghisti Siri (ma c'è chi ha dubbi sull'esistenza dell'intercettazione che lo accuserebbe) e Giorgetti e la sindaca, Raggi (contro di lei, Salvini ha detto "no" alla norma "Salva-Roma") non hanno consentito a "lorsignori", come sarebbe stato auspicabile visto il periodo, di mettere fiori nei loro cannoni. Sicchè, abbiamo dovuto fare i conti - oltre che con l'esplosione ad oltre 2 euro del costo della benzina e dello spread tornato a 270 - con Di Maio che ci ha informato che "Salvini, non è la legge" e che "l'innocenza la stabiliscono i giudici". Già! Peccato, però, abbia dimenticato che neanche lui lo è, e che di fronte alla Giustizia Siri vale quanto la Raggi che lui non vuole si dimetta. E, comunque, la nostra Costituzione stabilisce che entrambi sono innocenti fino a sentenza definitiva.

La verità è che – come stanno dimostrando da quando hanno messo piede a palazzo Chigi – il rispetto della "Magna Charta", non è la loro principale preoccupazione. E, ogni giorno di più, con accuse ("Se Siri non si dimette, lo accompagniamo noi alla porta" Di Maio), controaccuse ("Sciacquatevi la bocca, prima di accostarci alla mafia", Salvini) e insulti, inaccettabili fra alleati di governo, stanno portando lo scontro a livelli parossistici. Tanto da offrire l'immagine di due forze politiche tignose, distinte e distanti, l'una contro l'altra armata, che non si stimano, ma stanno insieme, più per interessi di parte che per il bene del Paese, cui, pure, fanno riferimento ad ogni piè sospinto. Un'escalation che è andata crescendo con i risultati delle elezioni regionali già svoltesi, l'avvicinarsi del voto europeo e i sondaggi che continuano (anche se con qualche rallentamento in quest'ultimo periodo) a dare una Lega in costante crescita ed un M5s in continuo arretramento. Sicchè, all'inadeguatezza ed all'incapacità di governare si aggiungono le difficoltà di rapporto e, per conseguenza, l'assoluta impossibilità di farlo. Se non "salvo intese". Sempre più complicate da raggiungere e con i problemi che si aggravano.

Inutile dire che, in qualsiasi altra parte del mondo un siffatto governo ed una tale simil-finta-maggioranza, si sarebbero già arresi e passato la mano. Ma in questa Italia, no. Da cosa dipende? Dal fatto che la quotidianità politica ed economica di uno dei due partiti della maggioranza (M5s) è organizzata e programmata – da una società, la "Casaleggio associati" e due associazioni: la "Rousseau" (per l'infrastruttura informatica) e la "Gianroberto Casaleggio" (per i rapporti con politici ed aziende) – da un privato, Davide Casaleggio che è l'unico padrone di tutte e tre, dal momento che ne possiede: chiavi d'accesso e password operative. E, quindi, finisce – direttamente o indirettamente, a voi la scelta – per condizionare l'attività del Governo che ha tutto l'interesse a salvaguardare per non mettere a rischio il feeling che lo lega ai suoi attuali clienti, fra cui loghi di spessore, come: Unicredit, Amazon, Ibm, Poste Italiane, CartaSi ed altri.

Così come deve far si che il M5s, non subisca tracolli, ne va dei 300 euro che i 327 parlamentari grillini sono obbligati a versargli mensilmente, per complessivi 98.100 euro al mese, pari a 1.177.200 annui e 5.886.000 per l'intera legislatura. Che poi gli eletti 5stelle si rivoltino "diamo troppi soldi ai vertici del partito" e il partito riesca a presentare candidati solo in 285 comuni sui 3836 impegnati nelle amministrative del 26 maggio, sembra non importare più di tanto al leader maximo Di Maio. Possibile non si renda conto dell'enorme conflitto d'interessi che lui e i suoi amici, hanno messo in piedi? Ma, quale conflitto! Loro, sono per la democrazia diretta. Da Casaleggio, ovviamente, privato cittadino che non ha neanche bisogno di sottoporsi al giudizio degli elettori.

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