"Salvini ha usato i 49 milioni per la sua propaganda elettorale social" dichiara l'ex premier (foto depositphotos)

Matteo Renzi intervistato domenica da Repubblica ha accusato Matteo Salvini di aver usato parte dei famosi 49 milioni per pagare l'ufficio propaganda della Lega.

Nicola Zingaretti oggi chiede chiarezza sullo stesso malloppo che viene dal passato, ossia dalla truffa ai danni dello Stato per la quale sono stati condannati Umberto Bossi e Francesco Belsito. "Vedo che Salvini non ha problemi di soldi o finanziamenti. Vedo che alle inchieste della magistratura e dei giornalisti risponde con il silenzio. Non so dove siano finiti i 49 milioni, ma so che c'è bisogno di maggiore trasparenza", ha dichiarato il segretario del Pd.

L'Espresso ha scoperto il metodo usato dalla Lega per pagare lo staff comunicazione di Matteo Salvini. I nostri documenti non provano che Morisi & co sono pagati coi 49 milioni, ma di sicuro che soldi pubblici vengono usati per seguire la propaganda personale del leader della Lega. Anche quando lo stesso staff era stato assunto al Viminale e quindi pagato con altri denari della collettività. Il gruppo di esperti ingaggiato dal Capitano è guidato da Luca Morisi, l'eminenza grigia dei social sovranisti.

Da chi è stato pagato Morisi e il suo cerchio magico, tra cui Leonardo Foa, il figlio del presidente della Rai, Marcello? Dai documenti in possesso del settimanale Espresso risulta che per retribuire il gruppo è stata creata una società ad hoc che ha firmato un contratto con il gruppo Lega al Senato. Soldi pubblici usati per pagare gente che non lavora per il Senato ma per il ministro. La società si chiama Vadolive srl. Nata a maggio 2018, due mesi dopo il trionfo elettorale del 4 marzo. Vadolive è stata costituita da una parente di Alberto Di Rubba, il commercialista bergamasco che è anche il revisore dei conti del gruppo Lega al Senato.

Vadolive ha sede allo stesso indirizzo di uno degli uffici dello Studio Dea. Non solo, questa società è solo apparentemente slegata dal Carroccio. Apparentemente, perché il loro capitale sociale di 10mila euro è stato versato con un assegno circolare intestato allo studio Dea. Poi, nei venti giorni che seguono l'addebito dell'assegno circolare sul conto della Dea, lo stesso studio di Di Rubba riceve poco più di 40mila euro dalla Lega Nord. Causale: saldo fatture. Una di queste reca la data del 2 maggio 2018. Esattamente il giorno di costituzione della Vadolive. Perché?

Due settimane fa giornalisti dell’Espresso hanno rivolto questa domanda, insieme a molte altre, a tutti i protagonisti di queste vicende, ma nessuno ha mai risposto. Alla donna imparentata con il professionista leghista dopo pochi mesi subentra Davide Franzini: diventa socio unico e amministratore. Lo stesso è presidente del consiglio di amministrazione di Radio Padania. Nel suo primo anno di attività Valdolive ha ricevuto circa 200 mila euro dal Gruppo parlamentare Lega - Salvini Premier, l’unico modo rimasto a partiti per percepire denaro pubblico. In realtà ne avrebbe dovuti percepire molti di più in virtù di un contratto stipulato con il gruppo del Senato da 480 mila euro l’anno fino alla fine della legislatura. Poi, però, a novembre si interrompe la fatturazione e il contratto con Vadolive termina anticipatamente. I soldi ricevuti fino ad allora li ha usati per pagare, oltre che lo Studio Dea Consulting di Di Rubba, anche la squadra di Luca Morisi, il dio dei social salviniani. In tre mesi la società ha speso quasi 90mila euro per pagare Andrea Paganella, socio storico di Morisi, e tutti i giovani della propaganda salviniana, in molti casi assunti nel frattempo direttamente anche al ministero. Da Matteo Pandini, capo ufficio stampa del Viminale, a Leonardo Foa, figlio del presidente della Rai (Marcello) e collaboratore del ministro insieme a Fabio Visconti, Andrea Zanelli e Daniele Bertana, pure loro retribuiti dalla Vadolive. E per un periodo contemporaneamente pagati dal Viminale dato che risultano nell’elenco dei collaboratori a partire dai primi di giugno 2018.

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