Ma non è una cosa seria! Il "governo", sopravvive solo perché "senza alternative". Intanto, la marcia verso le elezioni europee, prosegue fra litigi, impegni a futura memoria, minacce incrociate che Di Maio e Salvini si scambiano ormai senza soste e a causa delle inchieste giudiziarie, Regione Lombardia e Comune di Legnano - Giggino: "La Lega cacci i corrotti", Matteo: "C'è una sponda 5stelle" - le reiterate proteste dei cittadini contro Salvini, conseguenza anche di certi atteggiamenti da "bulletto". E che dire delle tante rassicurazioni, che non tranquillizzano. Pensate, ad esempio, a quella del leader grillino sull'aumento dell'Iva che non ci sarà neanche per il 2019. Questo, però, gli italiani lo sanno dal dicembre scorso. È quello che non sanno, che vorrebbero conoscere e che gli viene taciuto - a preoccuparli. Ovvero: cosa succederà nella stesura della legge di bilancio 2020 e quindi, nelle loro tasche, l'anno prossimo.

In quella scritta a dicembre 2018, infatti, il governo del "cambiamento", come "quelli di prima", ha optato per la proroga delle clausole di salvaguardia Iva e – a copertura del 2.04% di sforamento dei conti pubblici di quest'anno – ne ha aggiunto di nuove, portando il valore complessivo a 53,9miliardi: 23,1 per il 2020 e 28,8 per il 2021. I dolori di pancia cominceranno fra qualche mese, quando bisognerà vedersela con un quadro tendenziale ancora peggiorato e quei 54miliardi e non basterà un semplice Maalox. Ci vorrà ben altro! "Senza denare nun se cantano messe". E noi finora, a scrocco, ne abbiamo cantate anche troppe. Abbiamo rinviato, di anno in anno, il saldo delle clausole, strappando alla commissione Ue, sempre nuovi margini – pagati, per altro, a caro prezzo – di flessibilità, per rinnovare le preesistenti e sottoscriverne di nuove, a copertura dei successivi sforamenti. Sicchè nell'autunno prossimo, vista la cifra totale già raggiunta e il saldo del bilancio primario strutturale probabilmente in deficit, questa operazione sarà impossibile. Di conseguenza, la legge di bilancio 2020 rischia di trasformarsi in un' "arma letale" per il Governo e il Paese.

Il fantasma dell'aumento dell'aliquota Iva media dal 25,2 al 26,5%, già aleggia su noi. E si tratta di uno tsunami che investirà tutti: ricchi e nullatenenti, occupati e disoccupati, famiglie e imprese. Che già devono vedersela con 17 accise sulla benzina e il 22% di Iva che fanno crescere del 50% il prezzo del carburante. Nonchè voci indecifrabili come: "altri importi materia di energia", "Spesa oneri di sistema" sulle bollette di Enel e Gas, che più 3 accise specifiche, canone televisivo e l'Iva, formano oltre un terzo del totale da pagare. Stesso discorso per quella idrica. Di più, poichè aliquote percentuali, più si consuma e più pesano le gabelle. E le imprese fornitrici, non c'entrano. Eliminarle non dipende da loro, ma dal Governo. E, poi, il "cuneo fiscale" ovvero quel 50% di differenza fra ciò che l'imprenditore paga per ogni dipendente e quello che effettivamente va al lavoratore e che il primo versa allo Stato, come imposte e oneri contributivi per il secondo.

Ma Di Maio e Salvini parlano e litigano di, e su, tutto, ma non di questo. Non della disoccupazione, non del Sud che detiene il record europeo di senzalavoro e fa registrare la più bassa percentuale di donne occupate. Per lo sviluppo nazionale, bisogna partire da quello del Sud - sempre più dipendente dai fondi europei che utilizza male, ma senza i quali, visto lo strabismo nordista dei governi centrali, non riuscirebbe a sopravvivere - e dalla riduzione della pressione fiscale per tutti e, non solo per professionisti ed imprese. Flat tax, si, quindi, ma anche abbattimento del cuneo, delle accise e delle imposte sulle bollette. Il vero cambiamento non è "l'alzati tu che mi siedo io" o l'inutile e pericoloso blaterare dei gialloverdi, bensì una riforma che rivolti e alleggerisca il fisco.

REDAZIONE CENTRALE