È con delusione e un pizzico di orgoglio che la collettività calabrese ha celebrato la Festa della Repubblica con un grande pranzo svoltosi nella giornata di domenica all’interno della propria sede sociale completamente riempita per la celebrazione. Nell’anno della clamorosa scomparsa delle istituzioni italiane -Comites, Ambasciata e compagnia bella- incapaci di organizzare un evento ufficiale per la festa nazionale, quella dell’Associazione Calabrese è stata l’unica attività per il 2 giugno nel desolante panorama di Montevideo.

"Oggi è un giorno triste è il fallimento delle istituzioni italiane in Uruguay e ci riguarda tutti" dice amaramente Eugenio Nocito, ex presidente e sempre in prima fila nel cercare di far crescere questa associazione. "Stiamo attraversando un periodo molto difficile. Tanto le autorità diplomatiche come i rappresentanti della collettività del Comites si nascondono. Se da una parte si nota l’assenza dell’Ambasciata, dall’altra il Comites segue questa stessa linea ed è diventato un organismo inutile diviso nelle lotte personali per interessi economici e per il potere. Qui la situazione è pessima. Cosa sta facendo il Comites per i cittadini italiani?" si chiede retoricamente Nocito originario di Altomonte (Cosenza).

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"Abbiamo una collettività invecchiata e scoraggiata. Non ci sono più i punti di riferimento di una volta e abbiamo bisogno di eleggere gente che ci rappresenti seriamente con voglia di lavorare". Molto dura è anche Miriam Villella, integrante della commissione direttiva: "Ci aspettavamo che si organizzasse qualcosa alla Casa degli Italiani come è stato sempre fatto e invece siamo rimasti delusi. Serve gente che ci rappresenti e che lavori veramente come si fa nelle associazioni. Per essere onesti anche in occasione del 25 aprile c’è stato un grande problema nell’organizzazione con la comunicazione all’ultimo momento. Questo non è il modo di fare le cose, è un peccato per tutti".

Secondo la Villella le responsabilità della crisi che sta vivendo il Comites sono condivise equamente tra i 3 gruppi che fanno riferimento a Filomena Narducci, Renato Palermo e Aldo Lamorte: "Io non ho nulla contro nessuno di loro però la realtà dei fatti è che qui non sta funzionando niente e sono tutti responsabili. Invece di lavorare insieme per il beneficio collettivo tutti pensano ai loro interessi. Così facendo ogni organizzazione è ovviamente destinata a fallire".

Proprio per rispondere alle necessità venutesi a creare, negli ultimi tempi l’Associazione Calabrese ha avviato un ambizioso processo di rinnovamento che vede l’inclusione dei giovani portando finalmente una ventata di freschezza di cui si sentiva l’urgenza. Uno di questi ragazzi è Fabricio D’Alessandro, determinato a portare avanti un progetto nato dopo il seminario di Palermo e che possa includere le nuove generazioni di italouruguaiani: "I giovani ci sono, il problema è come vengono trattati all’interno della collettività italiana" afferma con grande energia.

"Bisogna dargli spazio e opportunità perché c’è voglia di partecipazione. Io lavoro come professore di italiano e lo vedo quotidianamente: nonostante i problemi l’assenza delle istituzioni, in Uruguay stiamo assistendo a un risorgimento dell’italianità come dimostra l’interesse verso la lingua che non dipende solo -come crede qualcuno- dalla cittadinanza. Serve un progetto unitario e una coordinazione tra tutte le associazioni per promuovere l’italianità. Dovrebbe farlo il Comites ma vista la sua assenza l’iniziativa deve partire da noi".

Matteo Forciniti

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