Con certo qual colpevole ritardo, paragonabile a quello dei deputati che hanno votato senza leggere con attenzione il testo definitivo, la stampa nazionale si è accorta del pasticciaccio brutto della mozione approvata alla Camera sui famigerati minibot. In estrema sintesi, l’assemblea di Montecitorio ha approvato all’unanimità una mozione che impegna il Governo ad accelerare “il pagamento dei debiti commerciali delle Pubbliche amministrazioni”, anche attraverso “titoli di Stato di piccolo taglio”. Tuttavia, dopo aver commesso questa clamorosa gaffe, il Partito Democratico ha emesso un comunicato ufficiale in cui si impegna a presentare “un ordine del giorno per escludere l’impiego dei minibot”.

Immediata la reazione dei mercati finanziari i quali, di fronte al materializzarsi dello strumento principale indicato dal leghista Claudio Borghi per uscire surrettiziamente dall’euro, hanno fatto schizzare lo spread appena sotto i 300 punti. D’altro canto, occorre ricordare che nel programma elettorale per le Politiche del 2018 della Lega è ben presente il progetto di istituire questo demenziale strumento di pagamento. Tanto demenziale che il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, ha bocciato senza appello: “Sono sempre debito, non è di certo una soluzione del nostro debito”, esortando chi tiene le redini del Paese a non sbandierare “proposte le quali, nell’intento di risolvere percezioni dei problemi, mettano in moto percezioni che facciano salire il costo del debito perché c’è più sfiducia”.

Ora, vuoi che si chiamino minibot o banane, ad uso e consumo delle classiche scimmie al volante, si tratta dell’ennesima scorciatoia finanziaria per dare una facile risposta ai nostri sempre più colossali problemi sistemici, attraverso l’emissione di una montagna di pezzi di carta privi di un controvalore economico. A questo proposito, scrive su Il Sole 24 Ore Andrea Boda, “il paragone più prossimo coi minibot sono i Patacon emessi da Buenos Aires per pagare i suoi impegni nel 2001-02, non andò a finire benissimo… una volta che chi dipende dal consenso dispone liberamente dello strumento monetario, la possibilità di abusarne diventa irresistibile”.

Se poi a tutto ciò aggiungiamo la oramai pluridecennale propensione di una buona parte degli italiani a seguire il pifferaio magico di turno, figura di politico specializzato a prospettare soluzioni semplicistiche per questioni molto complesse, simili “genialate” parlamentari non possono che aumentare presso la grande platea degli investitori la già alta avversione al rischio nutrita nei confronti del nostro debito sovrano. Nella fattispecie, la prospettiva di una ridenominazione del debito medesimo, che lo stesso Borghi ha per anni sostenuto come l’unica strada praticabile per tornare a crescere, in patacconi emessi direttamente dal Tesoro, se ulteriormente reiterata, è destinata a tradursi in una rapida esplosione dello spread italico. Dopodiché coi citati minibot potremmo al massimo accenderci il camino, per non dir di peggio.

CLAUDIO ROMITI

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