Potremmo già essere in recessione, ma ancora non lo sappiamo. Però è molto probabile. Ne siamo usciti nel primo trimestre del 2019, ma nel secondo (aprile-maggio-giugno) dovremmo ritornarci: i dati della produzione industriale parlano abbastanza chiaro. Preoccupa soprattutto il crollo della produzione di auto. Le macchine sono un acquisto importante per le famiglie (a causa del costo): quando si rinvia, è perché la gente ha deciso di mettersi al risparmio. E non ci si mette al risparmio se le cose vanno bene.

All’orizzonte non ci sono, purtroppo, segnali di cambiamento. Anzi, ci sono segnali di rallentamento un po’ ovunque. Il governo gioca con le sue storie preferite (flat tax e altro), tutta roba che non incide sulla congiuntura. E quindi è assai probabile che si resti in recessione per qualche altro trimestre, magari per tutto quel che resta del 2019. Ma se è vero che niente ha più successo del successo, vale anche la regola contraria: niente ha più successo dell’insuccesso. Il paese, cioè, può entrare in depressione da recessione, la paura della crisi economica potrebbe sostituire quella (inventata) dell’invasione dei migranti.

In sostanza, la recessione porrebbe autoalimentarsi e con un governo che non se ne occupa potrebbe davvero durare a lungo. D’altra parte, il governo continua a fare proclami. Ogni due per tre si dice avviato lo sblocca cantieri, ma i cantieri rimangono fermi, con macchine inoperose e operai a braccia conserte. Siamo, inutile negarlo, in un momento delicato e difficile. Purtroppo, chi dovrebbe capire (il governo) non vuol capire e non fa nulla. Perché spera che un po’ di soldi regalati in giro facciano ripartire la congiuntura. Ma non è così. Servono investimenti veri. Per ora, quindi, stiamo scivolando nella recessione-stagnazione. E li staremo per qualche mese, se non anni.

GIUSEPPE TURANI