Si è spaventato finanche Conte. E se pure lui - la quintessenza della flemma, l’uomo che non deve chiedere mai, il grigio gestore per conto di terzi che improvvisamente si crede Metternich - è sbottato, tirando in ballo i risparmi degli italiani in pericolo se continuerà il disastro gialloverde, allora vuol dire che la situazione è davvero grave. Ciò conferma che quanto vi andiamo dicendo da mesi non è allarmismo inutile o, peggio, strumentale, ma il racconto di un grande azzardo che i due pokeristi di Lega e M5S hanno messo sul tavolo. Solo che l’intera posta che hanno deciso di giocarsi sono i nostri soldi. Il destino di imprese e famiglie. Il futuro dei nostri figli.

Se finanche Conte ne prende coscienza, dopo aver sostenuto tutte le follie assistenziali dei dioscuri pentaleghisti, c’è poco da stare allegri. Anche perché il cosiddetto partito del Presidente, cioè l’asse tra il premier, i ministri Tria e Moavero e il Colle, ha una forza inversamente proporzionale ai titoli che guadagna sui giornali. E se Salvini (Di Maio è ormai solo il suo gregario) eviterà di fare l’ultimo passo verso il burrone, sarà solo per convenienza e calcolo elettorale. L’unico che ha fin qui mostrato di conoscere a menadito. Visto che qualsiasi altro calcolo che richieda un minimo di capacità di governo gli dà l’orticaria. Tuttavia, le ultimissime uscite di Conte e Tria hanno avuto almeno il merito di chiarire quanto la situazione sia seria.

Naturalmente i due vicepremier hanno smentito il pessimismo di Conte dopo che era stato il ministro dell’Economia a smentire i colleghi dell’Interno e dello Sviluppo su mini Bot e deficit, mentre il Def - votato dai ministri all’unanimità - ha già smentito tutto quello che il Governo stesso ha detto e fatto in questi 12 mesi. Sembrerebbe uno scherzo. Invece è esattamente lo spettacolo che l’Esecutivo sta offrendo. Il tutto mentre ci apprestiamo a varare una legge di Bilancio col debito pubblico al 133%, la crescita attorno allo zero, il deficit che già quest’anno è oltre il 3% (ci sono 18 miliardi di privatizzazioni scritte sull’acqua), lo spread attorno ai 300 punti solo grazie alla Bce, la produzione industriale che crolla, disoccupazione e cassa intergrazione in aumento e Btp a 5 anni con costi di rifinanziamento superiori a quelli della Grecia.

La situazione dovrebbe invitare alla prudenza, non a una parodia di Scherzi a parte. L’unico modo di abbassare le tasse senza fare disastri è tagliare sprechi, assistenzialismo e malversazioni della spesa pubblica corrente. Prendere altri soldi a debito, che ci sarebbero concessi solo a tassi d’interesse molto alti, ci manderebbe gambe all’aria. La flat tax serve se porta meno tasse, non se porta la Troika. Tuttavia, l’esito più probabile di quest’indegna manfrina è un nuovo, pericoloso falso accordo con l’Ue sul tipo di quello che a dicembre scorso, con sommo sprezzo del ridicolo, portò il deficit dal 2,4% del Governo al 2,04% imposto dall’Ue. Salvo scoprire sei mesi dopo quello che tutti già allora sapevano: e cioè che il deficit in realtà era già ben oltre il 2,4%, per di più con l’aggiunta di altri 23 miliardi di tasse sotto forma di aumenti dell’Iva. Un affarone, non c’è che dire. Tanto paga Pantalone. Ammesso che gli resti, il pantalone.

Un giochetto che lo scorso anno ha consentito a Salvini di fare il pieno dei voti e agli italiani il pieno dei rischi. Ora, se le cose si ripeteranno allo stesso modo, l’unico esito sarà quello di procrastinare la resa dei conti all’anno prossimo, quando sarà ancora più dura: le clausole Iva saliranno a 35,7 miliardi e poi a 43. Rassegnatevi: il dramma si evita solo se Salvini rinsavisce. Ma se ciò che il capo leghista ha in mente sono i mini bot, Alberto Bagnai ministro per i Rapporti europei e una nuova manovra in deficit, allora segnatevi queste parole di Giorgetti: "In autunno pioveranno grandine e uranio e non servirà l’ombrello". Tradotto: vi hanno ingannato. E adesso ve lo dicono pure.

VINCENZO NARDIELLO

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