Il premier Giuseppe Conte

Conte alla Ue, cinque pagine e mezzo di parole: faremo, arriveremo, dobbiamo, vogliamo… Sì, ma i miliardi per non sballare bilancio pubblico? Eccone due (cui accenna nella lettera ma proprio preciso non dice Conte). Ma sono quelli che c’erano già come riserva già impegnata, sono quelli che avevamo già messo a garanzia e già contato per stare dentro. Ora li ricontiamo.

Ma è un gioco neanche tanto di prestigio, come quello che conta due volte le banconote con cui ti sta pagando. Quindi i primi due miliardi non vanno contati. Eccone quasi altri due (la minor spesa per Quota 100 e Reddito Cittadinanza). Ma Di Maio li vuole spendere comunque, magari per la famiglia. Quindi non si possono contare davvero per la riduzione deficit/debito.

Eccome altri tre, quasi quattro: le maggiori entrate fiscali. Ma in cassa non ci sono ancora, sono una previsione di entrate. Quindi non si possono davvero contare. E comunque Conte che annuncia "non sono venuto a Bruxelles a mani vuote" in mano non ha neanche il cosiddetto assestamento di bilancio (l’ha battezzato così lui stesso). Doveva essere la carta in cui l’Italia diceva alla Ue: ecco come non sballo e non sforo perché due miliardi, qui, due lì, tre là.

Conte aveva detto: lo approviamo in Consiglio dei Ministri e lo porto a Bruxelles. Non ha portato nulla perché Salvini e Di Maio e Conte e Tria non si sono messi d’accordo. Va alla grande nel gergo di Conte il siamo responsabili ma non fessi. Concetto, quello del non siamo fessi, che piace tanto anche a Di Maio. Ecco, la nostra strategia nei confronti della Ue poggia sulla supposizione-speranza che i fessi siano gli altri e che li si possa stordire e annichilire a parole, parole, parole…Sono miliardi di cartone quelli che Conte sta facendo sfilare a Bruxelles.

REDAZIONE CENTRALE

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