(foto depositphotos)

Definito da molti come l’accordo di libero scambio più grande mai siglato al mondo, l’intesa tra l’Unione Europea e il Mercosur annunciata nei giorni scorsi sta generando reazioni contrapposte. Il trattato commerciale firmato tra le nazioni dell’Unione Europea e i quattro paesi del Sud America (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay) creerà il più grande mercato comune al mondo, con quasi 800 milioni di consumatori e porterà ad un significativo abbattimento delle barriere doganali tra i due blocchi ma non solo: coprirà anche un’ampia gamma di settori dalle tariffe alle regole d’origine, dalle barriere tecniche al commercio alle misure sanitarie e fitosanitarie, dagli appalti pubblici alla proprietà intellettuale.

Indipendentemente dai giudizi contrastanti, si tratta di un traguardo storico perché arriva dopo vent’anni di trattative e ben 39 round negoziali, tra fasi di accelerazione e improvvise frenate. La partita però è ancora aperta dato che per la sua entrata in vigore definitiva, è previsto un lungo iter burocratico con la ratifica del Parlamento europeo, del Consiglio e dei Parlamenti nazionali. Secondo la Commissione europea l’accordo "consoliderà la collaborazione politica ed economica e creerà opportunità significative di crescita sostenibile per entrambe le parti, rispettando contemporaneamente l’ambiente e tutelando di interessi dei consumatori e dei settori economici sensibili".

Gli interessi in gioco sono molteplici: il Mercosur punta ad incrementare le esportazioni di carne bovina di circa il 30% e di altri prodotti agricoli verso l’Europea. In cambio ci sarà un’apertura nei mercati sudamericani delle auto di grossa cilindrata, specialmente grandi fuoristrada (SUV), che ora subiscono una tariffazione del 35%. Altri beni che viaggeranno più speditamente verso il Sud America sono i macchinari (oggi tassati del 20%) e i prodotti chimici (che attualmente affrontano un sovrapprezzo del 18%).

Per capire qualcosa in più su questo negoziato appena concluso abbiamo intervistato Marcel Vaillant, docente di commercio internazionale presso la Facoltà di scienze sociali dell’Università della Repubblica che appare abbastanza ottimista nonostante esista il "rischio" per l’approvazione definitiva vista la forte opposizione di alcuni paesi: "Il Sud America si aprirà finalmente al mondo e ciò provocherà un forte cambiamento nel suo sistema economico ma non bisogna guardare solo al commercio, è un discorso molto più grande che toccherà anche la cooperazione e gli investimenti. Ci saranno conseguenze positive e in modo particolare per l’Uruguay. Prevedo effetti dinamici e indiretti a partire dalla trasformazione dei due giganti del continente, innanzitutto il Brasile e poi l’Argentina, le due economie emergenti più protezioniste al mondo con dazi che ricordano epoche storiche passate. E poi ancora altri accordi con altre regioni del mondo che arriveranno come effetto domino". Vaillant precisa che "non si tratta di un accordo molto ambizioso come qualcuno crede" dato che per "l’offerta dei prodotti sudamericani si tratta di una quota abbastanza bassa rispetto a quella che potrebbe offrire". In ogni caso "segna una svolta epocale. Arriveranno beni di consumo a prezzi più accessibili, aumenterà la qualità e si rafforzeranno i canali già esistenti".

Nel caso dell’Uruguay lo scenario è completamente diverso rispetto ai suoi vicini: "Questa è un’economia aperta che da tempo cerca di sviluppare accordi bilaterali con i singoli paesi per vendere i suoi prodotti. C’è un ambiente ideale per gli investimenti esteri favorito da diversi privilegi tra cui il sistema delle zone franche. Rispetto ad Argentina e Brasile, l’Uruguay è posizionato molto meglio e potrebbe trarre enormi benefici dall’intesa con l’Unione Europea". Secondo Vaillant uno dei fattori che potrà risultare decisivo nell’implementazione dell’accordo sono i legami storici e culturali che legano i due blocchi. Particolarmente evidente è il caso uruguaiano con una forte vicinanza a Italia e Spagna: "Si rafforzeranno le reti, ci saranno maggiori opportunità per l’investimento delle aziende italiane in diversi settori e in modo particolare in quello agroalimentare. Tutto ciò consentirà di aumentare la qualità della produzione".

Proprio dal settore agroalimentare europeo si stanno sollevando in questi giorni feroci critiche contro il patto siglato al G20 di Osaka. Tra le diverse preoccupazioni segnalate si parla della minaccia delle eccellenze alimentari, del rispetto dell’ambiente e degli standard di sicurezza alimentare. Vaillant liquida queste critiche come "reazioni esagerate" che rispondono solo "agli interessi protezionistici di determinati settori". "Se l’Europa è davvero preoccupata dalla tutela dell’ambiente" -conclude- "allora cambi il suo modo di produzione agricola in un modello sostenibile".

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