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Quante ore bisognerebbe dormire ogni notte per svegliarsi in forma e in perfetta efficienza? Ed esiste un livello di qualità del sonno, in grado di preservare anche da possibili rischi per la salute? Sono queste le domande a cui hanno cercato di rispondere i ricercatori del Brigham and Women's Hospital e della Harvard Medical School di Boston. 

Lo studio, pubblicato sulla rivista Diabetes Care, indica in sette le ore di media che bisognerebbe dormire ogni notte. In caso contrario, si potrebbe favorire l’insorgenza della sindrome metabolica. Questo, almeno, è quanto emerge dalle risultanze della ricerca, che ha preso in esame 2.003 partecipanti a cui è stato fornito uno strumento chiamato attigrafo, in grado di monitorare i movimenti durante la notte e i differenti cicli di sonno e veglia.

In media le persone sottoposte all'analisi hanno dormito sette ore e un quarto a notte e il 35% del campione ha manifestato la sindrome metabolica, con un aumento del rischio di sviluppare cardiopatia, ipertensione, iperglicemia e altri disturbi. Due terzi del campione ha presentato un'ora e più di variazione nella durata del sonno e in questi casi il rischio di sviluppare la sindrome metabolica è accresciuto del 27%.

L'aumento del rischio ha viaggiato di pari passo con l'aumento della discordanza rispetto alle ore medie di sonno. Il 57% dei soggetti con più di due ore di variazione, infatti, ha presentato una maggiore propensione al rischio. Di chi è la colpa? Secondo i ricercatori, dell'orologio biologico che esiste in ciascuno di noi.

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