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Impietosi con la sanità italiana, i dati Ocse questo dicono. In materia di investimenti, siamo più scarsi rispetto ai Paesi mondiali più avanzati. Le spese sono indirizzate maggiormente verso la sanità privata piuttosto che quella pubblica. Poca attenzione al tipo di farmaco prescritto. Il quadro che emerge non è esattamente il massimo della vita.

Per l’assistenza pubblica spendiamo in media 2545 dollari, contro i 3083 della media Ocse. La spesa privata è abbondantemente sopra la media, 791 dollari contro 716. Ma sono gli sprechi in campo farmaceutico a incidere e affossare, probabilmente dovuti alla scarsa propensione dei medici di base a prescrivere i medicinali generici. Di conseguenza, la spesa per i farmaci ad acquisto diretto delle Asl sfonda quota 2,4 miliardi. Una roba enorme. Ma ascoltate come butta nell’ambiente medico, tra il presente complicato e il futuro che promette poco di buono.

Seimila medici sono esclusi dal nuovo accordo, chi ha più di 43 anni resta precario a vita. Un po’ di assunzioni in dirittura d’arrivo, ma con limite di età per accedere. Gli specialisti sono pienamente coinvolti, poi toccherà agli altri camici bianchi. Difficile il presente, fosche nubi sul futuro. In Italia la Sanità è messa male. “Cessata attività”, Marco Tokkola ha già messo in vendita il suo studio di odontoiatria. Il dentista napoletano si prende cura di pazienti sempre diversi da diciotto anni. Ha cambiato diversi ambulatori, nella graduatoria degli specialisti precari è primo in almeno dieci province italiane. Alessandria, Cagliari, Caserta, Frosinone, Salerno, Sassari, Nuoro, Oristano, Avellino, Rieti. “Ora rischio però di buttare al vento esperienza e sacrificio. Ho quarantacinque anni e non ho diritto alla stabilizzazione”.

In Italia quelli come il dentista Marco Tokkola sono migliaia. Un esercito alle prese con un grave problema. Quella che si presentava come una buona occasione per ottenere un contratto a tempo indeterminato, rischia di trasformarsi in una poderosa e clamorosa doccia fredda. Viene cancellata l’occasione per i medici che hanno superato la soglia dei 45 anni. Lo scoglio poderoso contro cui vanno a sbattere, schiantandosi, speranze e aspettative è rappresentato dall’articolo 54 dell’accordo collettivo. L’hanno sottoscritto, giorni fa, il sindacato dei medici e il Sisac, la struttura pubblica che si occupa dei contratti della Sanità.

Sul tavolo la partita in corso riguarda un grande piano prepensionamenti e nuove assunzioni. Sarebbe una manna piovuta dal cielo per i precari e le strutture pubbliche. La fregatura riguarda gli over 43. Gli over che “in tutti questi anni hanno retto le sorti della nostra sanità pubblica, che hanno già compiuto quell’età ora rischiano di perdere tutti i diritti in un colpo solo”. L’accordo (deve ancora avere l’approvazione ministeriale e della Conferenza Stato-Regioni) prevede l’applicazione di un sistema di un’interruzione parziale dell’attività. I medici più anziani potranno andare in pensione per un massimo di venti ore settimanali, continuando a lavorare per le restanti diciotto.

Scatteranno contestualmente le nuove assunzioni. I candidati a godere finalmente di un contratto a tempo indeterminato fanno parte di migliaia di specialisti della categoria “sostituti”. Ovvero, i supplenti che ogni giorno vanno in un ambulatorio diverso e assicurano la copertura delle cure durante le ferie e le festività. L’accordo già firmato riguarda per ora gli specialisti (cardiologi, otorini, neurologi, diabetologi, pediatri, radiologi, dentisti, veterinari, psicologi) e identico metodo sarà adottato anche per i medici di base e le guardie mediche. L’accordo protegge l’assunzione e la stabilizzazione per i sostituti che non hanno ancora 43 anni.

Come detto, per gli altri seimila, l’incubo del precariato a vita. Una stortura o che cosa? Un’infamia vera e propria in danno di chi ha studiato una vita, si è laureato, ho effettuato la specializzazione, e non riuscito mai ad entrare, mai per colpa propria. La burocrazia e il corporativismo omicidi. I killer della Sanità italiana. Una brutta storia questa del limite d’età. Gabriele Paperoni, vice segretario Sumai, uno dei sindacati che hanno firmato l’accordo. “Lo impone l’Enpam, perché c’è bisogno di assumere medici che debbano lavorare 25 anni per compensare i contributi dei più anziani che vanno in pensione”. L’accordo ha sparso i veleni della polemica tra le sigle sindacali. “Chiediamo che si trovi un modo per salvare gli over 43. Senza di loro molti servizi sanitari chiuderebbero”. Un pasticcione all’italiana. La segreteria dell’Ums chiede ad alta voce che venga subito cambiato il testo dell’accordo. “Non si può non tenere conto che la vita studentesca di un medico è molto più lunga di qualunque altro professionista”.

Laddove andrebbe anche considerata l’esperienza che deriva dagli anni di lavoro negli ospedali. “Questo porta solo vantaggio alla sanità pubblica”. Quali previsioni è possibile azzardare nella confusione creata dall’approvazione del nuovo accordo? I medici chiedono lo stop ministeriale o delle Regioni. Diversamente partiranno raffiche di ricorsi.

Franco Esposito

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