Ho sempre ritenuto fondamentale il diritto di tutti sapere da dove veniamo, e per questo è necessario dar vita all’albero genealogico e scrivere la storia della nostra famiglia. Il primo passo che dobbiamo fare è all’interno della nostra famiglia. Quando Napoleone Bonaparte chiese al Principe Massimo se fosse vero che discendesse dagli antichi patrizi romani Fabio Massimi, il principe rispose che a Roma quella storia veniva raccontata da quasi duemila anni, fornendo a noi un chiaro esempio di tradizione storica orale, possiamo anzi aggiungere di mitologia genealogica, in quanto la narrazione non è suffragata da documenti, ma offre numerosi spunti interessanti.

La tradizione orale è l’insieme di racconti che si mantengono attraverso persone viventi che hanno ricevuto quel messaggio dai loro prossimi ascendenti in un passato recente, e con lo stesso sistema lo tramandano ai loro figli, nipoti, cugini. La tradizione orale si trasmette di generazione in generazione e sebbene nell’essenza fondamentale l’evento realmente accaduto permanga, indubbiamente il corollario e i fatti secondari vengono arricchiti, oppure impoveriti, a seconda della fantasia di chi racconta. Quanti particolari vengono omessi, quanti altri vengono esagerati sino a diventare una bellissima leggenda!

Per questa ragione la maggioranza delle persone dice di aver sentito dai vecchi della famiglia la sicura storia che li vuole discendenti da nobili, baroni, conti, duchi, come se anche una modesta ma onesta ascendenza fosse minor vanto di una nobile schiatta di malandrini. Tutte le famiglie hanno la loro leggenda! Ma nonostante la tradizione orale presenti poca attendibilità storica, è sempre un fatto di cultura relativo ad una famiglia che non deve essere sottovalutato, né dimenticato e può magari servire da stimolo per ricercare quel nocciolo di verità da cui si è ingenerata. Per questa ragione se vogliamo dar vita al nostro Archivio Storico Familiare, dobbiamo rivolgerci ai personaggi più anziani della nostra famiglia: nonni, prozii, vecchi cugini, che ci permettano di risalire indietro nel tempo di anche duecento anni.

I nostri nonni dovrebbero avere dati relativi ai loro nonni che sono i nostri trisavoli, e molte volte potrebbero ricordare fatti relativi ai nonni dei loro nonni per averli ascoltati dai loro nonni da bambini, e se facciamo due conti i nostri quintisavoli potrebbero aver vissuto il periodo di poco precedente o di poco seguente l’epopea napoleonica. Nelle campagne della Lomellina e del Piemonte, certe donne anziane ricordano fatti narrati dalle loro nonne relativi alle battute di caccia in quelle riserve effettuate dal re Vittorio Emanuele II, il quale, viaggiando sempre in incognito in un periodo dove i mezzi di informazione erano piuttosto rari e non permettevano un facile riconoscimento del famoso personaggio, era solito ricompensare per un caldo piatto di minestra, o altri servizi, i gentili padroni di casa con una moneta da 20 lire (marengo d’oro), sulla quale poi, quando ormai il sovrano era tornato alle sue occupazioni, essi riconoscevano la sua effige.

Dalle tradizioni orali si acquisiscono informazioni determinanti sulle nostre somiglianze genetiche, possiamo comprendere perché il nostro colore degli occhi o il nostro naso non trovi riscontro con i parenti a noi più vicini, mentre poteva essere comune in molti personaggi della nostra famiglia solo 80 anni prima. Pensate che intorno al 1940 fu scritto un interessante romanzo di grande successo dal titolo "Il Regalo del Mandrogno" di Pierluigi e Ettore Erizzo, nel quale si narra di un possibile ma non documentato tradimento, all’epoca della campagna napoleonica in Italia, mediante il quale un soldato francese trasmise in una famiglia alessandrina l’inconfondibile colore rosso dei capelli, che riappariva in certuni familiari saltando anche generazioni.

Da bambino ricordo una cugina del mio bisnonno che era l’ultima figlia dell’ultimo dei fratelli del mio trisnonno che ricordava che la sua mamma raccontava che sua nonna (la mia quadrisavola) il pomeriggio chiamava il cocchiere, faceva preparare la carrozza e con i figli andava sulle colline intorno a Casale Monferrato a vedere la battaglia che si teneva davanti alla fortezza militare. Ebbene, era il 1849 e si trattava della famosa difesa di Casale dagli Austriaci; queste tradizioni ci regalano episodi come questo che oggi ha ben 170 anni! Cerchiamo quindi di non perdere tempo e raccogliamo con interviste tutto quello che si può sapere sui nostri predecessori, senza escludere nessuno, fossero pure lontani parenti.

Pier Felice degli Uberti

Presidente Istituto Araldico Genealogico Italiano

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