Scrivo poco in questi ultimi mesi. E me ne dispiace. Ma ho da tempo seri motivi personali. Insieme con un grave, crescente turbamento della mia coscienza politica. Ormai confusa e impaurita in un Paese sempre vivo e interessante ma "altro" - nel male e forse, chissà, nel bene - da quello che mi sembrava di aver conosciuto per decenni.

Accanto alla paura e confusione croniche, in questi ultimi giorni ha preso forma nei miei sentimenti anche una triste sensazione di essere diventato più volte e in più modi orfano. Mia madre, mio padre e altre persone care non ci sono più da anni e con il tempo son riuscito a lenire il vuoto e il dolore della loro assenza. Ma d’improvviso ho provato di nuovo un senso di perdita capace di intristire, soprattutto nell’attuale contesto nazionale. Il 17 Luglio è morto Andrea Camilleri, scrittore e vate, come il suo Tiresia. Il 18 è morto Luciano De Crescenzo, impareggiabile napoletano come il suo Bellavista.

Il 20 è morto Francesco Saverio Borrelli, magistrato e vero regista di "Mani Pulite". Avevano tutti vissuto a lungo, oltre o vicini ai 90 anni. Ed erano stati, ognuno a suo modo, protagonisti di un’Italia diversa, molto diversa da quella attuale. "Alla libertà dell’uomo libero sempre più viene preferita la servitù del cortigiano" aveva scritto Camilleri nel libro "Dentro il labirinto" pubblicato nel 2012. Ne ero rimasto colpito, condividendo in profondità quel pensiero che descriveva una delle tremende mutazioni in corso in Italia e nel mondo.

Due anni dopo, in "Garibaldi era comunista", era stato De Crescenzo a farmi riflettere: "In ogni trasformazione il disordine che si crea è sempre maggiore dell’ordine che si è creato". Tra le due, nel 2013,mi era capitato,non ricordo come e dove, questo pensiero di Borrelli ritrovato tra miei vecchi e incompleti appunti: "Come magistrati abbiamo il dovere inderogabile di applicare le Leggi dello Stato, quali esse siano, salvo il dovere altrettanto inderogabile di eccepirne la legittimità costituzionale qualora questa ricorra". Un uomo libero, il contrario del cortigiano, pur cosciente del disordine di ogni trasformazione, non dimentica mai la Costituzione.

Ho ripescato nella memoria e nei miei disordinati appunti queste tre citazioni tra le mille e mille possibili proprio perché meno note ma per me tremende in questo paese affetto da una sindrome gialloverde, una livida nuova patologia che, al di là di qualsiasi personale punto di vista, sembra decimare ogni giorno gli uomini liberi in una disordinata trasformazione sempre più priva di ogni legittimità costituzionale. "Il dubbio è apertura. E l’apertura è tolleranza" ricordo di aver anche letto in Garibaldi era comunista". Vorrei tanto che i vicepresidenti del Consiglio fossero d’accordo.

E che ascoltassero e riflettessero con Camilleri su un’annotazione di Camilleri in "Un mese con Montalbano": "Le parole che dicono la verità hanno una vibrazione diversa da tutte le altre". Aspettando di cogliere quella diversa vibrazione di voce, tento di conservare il dubbio e la speranza che contro la salvinite dilagante e l’opportunistica cortigianeria grillina esistano per il Paese possibilità diverse dall’amaro "Resistere, Resistere, Resistere" di Borrelli.

di PIETRO MARIANO BENNI

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