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"Sai qual è la differenza tra me e Riina?". Non sapeva di essere intercettato un cospicuo esponente del mondo politico calabrese. Un serio professionista all’apparenza, dentista di successo, assessore negli anni Novanta, Giuseppe Demetrio Tortorella.

"Riina li squaglia nell’acido, io li appendo e con una scimitarra ogni tanto gli taglio un pezzo e lo do al cane". Stratega elettorale di un potente clan ha smistato elezioni e candidatura, spostando i voti della sua cosca di riferimento. Il dentista Giuseppe Demetrio Tortorella è il personaggio centrale dell’inchiesta della Procura di Reggio Calabria, dagli effetti micidiali nell’ambito della politica locale e della ‘ndrangheta. Politici al servizio dei boss. Asserviti pienamente. Funzionali alle cosche, smascherati dalla clamorosa retata. Agli arresti consiglieri del Partito Democratico e di Forza Italia. Un nuovo terremoto a Reggio Calabria per l’imprenditoria e la politica.

Consiglieri regionali a disposizione della ‘ndrangheta, ex assessori comunali convertiti in strateghi dei clan, elementi di Confindustria costruiti a tavolino dalle famiglie di mafia. Il blitz contro la cosca Libri ha prodotto risultati definiti "molto interessanti, sensazionali" dagli inquirenti, nell’ambito dell’inchiesta della procura antimafia di Reggio Calabria. La squadra mobile e la Dca hanno arrestato diciassette persone ritenute "organiche o vicine" al potente clan Libri.

Il provvedimento colpisce quattro fra consiglieri regionali, ex assessori comunali e alti personaggi dei partiti. La politica locale esce distrutta dal blitz. Connivenze sporche, un autentico merdaio. Per tutti gli arrestati, ad eccezione del capogruppo del Pd Reggio Calabria, Sebi Romeo, finito ai domiciliari per corruzione, l’accusa è di essere "organici o funzionali alla ‘ndrangheta". Il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Alessandro Nicolò, è in carcere con l’accusa di associazione mafiosa. "Un opportunista che si mischia con quelli che gli hanno ammazzato il padre", la frase è un passaggio importante nelle rivelazioni del pentito Enrico De Rosa, testimone di "cene elettorali che sembravano summit in tutto e per tutto". Summit di ‘ndrangheta, come appalti e favori con cui il consigliere di Fratelli d’Italia, Alessandro Nicolò, si metteva a disposizione del clan Libro per l’appoggio ricevuto in campagna elettorale.

Il pentito Enrico De Rosa rivela che "Alessandro Nicolò fece una cena dove c’era anche Berna, tutti i ragazzi della cosca…incredibile… sembrava un summit, non una riunione elettorale…". Affari e investimenti dello storico clan mafioso hanno portato in carcere anche l’ex assessore comunale Pd di Reggio Calabria, Demetrio Berna, e il fratello Francesco, presidente di Ance Calabria. Uno dei cosiddetti saggi dell’associazione nazionale dei costruttori. Nell’inchiesta sono finiti – e malissimo – noti costruttori edili di Reggio Calabria, titolari di ristoranti, di pub, centri scommesse e svariare attività. I pubblici ministeri Stefano Musolino e Walter Ignazzitto hanno diretto le indagini, d’intesa col procuratore capo Giovanni Bombardieri. Gli inquirenti hanno mirato le indagini agli anni Novanta, in particolare al riciclaggio e all’investimento dei capitali di mafia. Nel mirino "i punti di riferimento del clan Libro all’interno delle istituzioni pubbliche elettive locali e dell’imprenditoria". Selezionati dall’autorevole esponente della politica calabrese. Il dentista Giuseppe Demetrio Tortorella, proprio lui. Il professionista ora presunto delinquente che si vantava di essere differente da Totò Riina. Lui, il dentista farabutto, sosteneva che i traditori della causa li appendeva e "con una scimitarra ogni tanto gli taglio un pezzo e lo do al cane". Li appendeva dove? A una "livara", un ulivo.

Assessore negli anni Novanta, Giuseppe Demetrio Tortorella era finito ai margini della politica per i rapporti "fin troppo cordiali" con i principali esponenti della ‘ndrangheta di Reggio Calabria. Ritenuto fuori dai giochi, in realtà il dentista ha continuato ad interessarsi di elezioni e candidature. Si deve a lui l’aggancio del cognato del sindaco di Reggio Calabria ed ex consigliere regionale del Pd, Demetrio Naccari Carlizzi, accusato di concorso esterno, ma indagato a piede libero. Un pesce grosso finito nella rete degli inquirenti. Gli inquirenti ritengono Naccari protagonista di contatti episodici con clan diversi. Ma a rovinarlo è stato l’immancabile, onnipresente Tortorella. Il cinico dentista che non si è mai fatto scrupoli. Una vendetta personale o che cosa? Gli inquirenti sostengono che, a cavallo del Duemila, era stato proprio Demetrio Naccari Carlizzi ad allontanare lo stratega Tortorella, asservito al clan dei Libro, dal consiglio comunale "perché pubblicamente legato ad ambienti ambigui". Il dentista, scaltrissimo, però non ha mai interrotto i rapporti con Naccari. Richieste di aiuti emergono con forza dalle carte dell’inchiesta. Naccari è la pedina scelta da Tortorella "per tentare di influenzare l’amministrazione comunale, quando l’entourage del sindaco Giuseppe Falcomatà gli sbarra il passo". I clan di ‘ndrangheta con la loro capacità di forgiare espressioni politiche ed imprenditoriali di primo livello. Smascherate da questo blitz. Una retata dagli esiti azzeranti.

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